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Amauri: Torno se andate in A

Martedì

31 Ottobre 2006

Caschetto di capelli un po’ stropicciati, sorriso allegro, aria da ragazzo della porta accanto. Il nome è altisonante, Carvalho de Oliveira Amauri, ma il calcio italiano l’ha conosciuto semplicemente come Amauri. Era il 14 aprile del 2001 e il brasiliano esordiva in Italia indossando la maglia del Napoli. Domenica l’Italia ha riscoperto il suo samba del gol: la doppietta alla Fiorentina che ha consentito al Palermo di non perdere la leadership, ha scatenato grande entusiasmo: «Non solo grande, io dico troppo entusiasmo. Sono solo un giocatore che cerca di fare il suo mestiere per bene». Non faccia il modesto, Amauri. Lei è un campione... «Non si nasce campioni. Si può diventare bravi con il sudore, il lavoro, l’abnegazione. Io cerco di dare sempre il massimo, in allenamento e in partita». E i risultati si vedono. «A proposito, dimenticavo che per diventare bravi servono anche allenatori e compagni giusti. E tanta, tanta fortuna». Sa che Napoli oggi la rimpiange? «Sa che io penso sempre a Napoli?» Lo dice per far contenti i tifosi. «Lo dico perché è vero. Lì ho tanti amici, c’è un pubblico incredibile. Ero al San Paolo per vedere la coppa Italia con la Juve». Dunque torna spesso a Napoli? «Sempre con grandissimo piacere». Faccia sognare la gente: tornerebbe anche a giocare con la maglia azzurra? «Chi non lo vorrebbe? Aspettiamo che il Napoli torni in serie A e poi ne riparliamo». Guardi che i tifosi le credono... «Perché non dovrebbero? Seguivo da lontano i guai del Napoli e mi dannavo: com’è possibile che il grande calcio stia scomparendo? Oggi invece è cambiato tutto. Lo ripeto, riparliamo del mio ritorno quando gli azzurri saranno promossi in serie A». A proposito di azzurro. Sembra che per lei sia pronto quello dell’Italia. «È un grandissimo onore pensare che la Nazionale italiana sia interessata a me. Ma non ho ancora il passaporto del vostro Paese». Però il documento è quasi pronto. «Ma se Dunga mi convoca prima nel Brasile non potrò accettare». Intanto, per l’amichevole con la Svizzera non è stato convocato dal Brasile. «È la mia patria, la mia nazione. Sono certo che la gente capirebbe se dovessi scegliere. Anche se...». C’è qualcosa in sospeso? «Beh, sono andato via dal Brasile perché non avevo spazio, non c’era fiducia in me. Mi piacerebbe avere un segnale netto, deciso. Quello che, ad esempio, mi è arrivato in Italia, sia dalle squadre di club che dall’interessamento della nazionale azzurra». A proposito di Italia e di campionato. Ci dice dove vuole arrivare il suo Palermo? «L’obiettivo dichiarato è la Champions. Ma sappiamo che sarà difficilissimo». Non se Amauri continuerà a segnare... «Mica è normale tenere certi ritmi». Sia onesto, il Palermo pensa allo scudetto. «Macché, noi restiamo con i piedi per terra. Già sarà difficile tenere questi ritmi per tanto tempo». Ha un messaggio per Napoli? «Sono innamorato della città e faccio il tifo per la squadra. Tornate preso nel grande calcio, c’è bisogno di voi. Vi aspetto».

Fonte: Il Mattino

 

                         

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