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Caschetto di capelli un po’ stropicciati, sorriso allegro, aria da
ragazzo della porta accanto. Il nome è altisonante, Carvalho de
Oliveira Amauri, ma il calcio italiano l’ha conosciuto semplicemente
come Amauri. Era il 14 aprile del 2001 e il brasiliano esordiva in
Italia indossando la maglia del Napoli. Domenica l’Italia ha
riscoperto il suo samba del gol: la doppietta alla Fiorentina che ha
consentito al Palermo di non perdere la leadership, ha scatenato
grande entusiasmo: «Non solo grande, io dico troppo entusiasmo. Sono
solo un giocatore che cerca di fare il suo mestiere per bene». Non
faccia il modesto, Amauri. Lei è un campione... «Non si nasce
campioni. Si può diventare bravi con il sudore, il lavoro,
l’abnegazione. Io cerco di dare sempre il massimo, in allenamento e
in partita». E i risultati si vedono. «A proposito, dimenticavo che
per diventare bravi servono anche allenatori e compagni giusti. E
tanta, tanta fortuna». Sa che Napoli oggi la rimpiange? «Sa che io
penso sempre a Napoli?» Lo dice per far contenti i tifosi. «Lo dico
perché è vero. Lì ho tanti amici, c’è un pubblico incredibile. Ero
al San Paolo per vedere la coppa Italia con la Juve». Dunque torna
spesso a Napoli? «Sempre con grandissimo piacere». Faccia sognare la
gente: tornerebbe anche a giocare con la maglia azzurra? «Chi non lo
vorrebbe? Aspettiamo che il Napoli torni in serie A e poi ne
riparliamo». Guardi che i tifosi le credono... «Perché non
dovrebbero? Seguivo da lontano i guai del Napoli e mi dannavo: com’è
possibile che il grande calcio stia scomparendo? Oggi invece è
cambiato tutto. Lo ripeto, riparliamo del mio ritorno quando gli
azzurri saranno promossi in serie A». A proposito di azzurro. Sembra
che per lei sia pronto quello dell’Italia. «È un grandissimo onore
pensare che la Nazionale italiana sia interessata a me. Ma non ho
ancora il passaporto del vostro Paese». Però il documento è quasi
pronto. «Ma se Dunga mi convoca prima nel Brasile non potrò
accettare». Intanto, per l’amichevole con la Svizzera non è stato
convocato dal Brasile. «È la mia patria, la mia nazione. Sono certo
che la gente capirebbe se dovessi scegliere. Anche se...». C’è
qualcosa in sospeso? «Beh, sono andato via dal Brasile perché non
avevo spazio, non c’era fiducia in me. Mi piacerebbe avere un
segnale netto, deciso. Quello che, ad esempio, mi è arrivato in
Italia, sia dalle squadre di club che dall’interessamento della
nazionale azzurra». A proposito di Italia e di campionato. Ci dice
dove vuole arrivare il suo Palermo? «L’obiettivo dichiarato è la
Champions. Ma sappiamo che sarà difficilissimo». Non se Amauri
continuerà a segnare... «Mica è normale tenere certi ritmi». Sia
onesto, il Palermo pensa allo scudetto. «Macché, noi restiamo con i
piedi per terra. Già sarà difficile tenere questi ritmi per tanto
tempo». Ha un messaggio per Napoli? «Sono innamorato della città e
faccio il tifo per la squadra. Tornate preso nel grande calcio, c’è
bisogno di voi. Vi aspetto». |