|
«Zitti,
si gioca». Il ciak lo ha dato Aurelio De Laurentiis. Il presidente
ha deciso: silenzio stampa di tutti e squadra da domani in ritiro.
Tutti a Castelvolturno sino a lunedì prossimo, il giorno della sfida
alla Juventus. Non è da escludere che De Laurentiis sia al fianco
della squadra da domani o subito dopo. Il presidente vuole far
sentire la sua presenza, la squadra ha bisogno di un discorsetto
franco, determinato da una serie di prestazioni a dir poco
imbarazzanti e da una serie di polemiche ed equivoci che non possono
far parte del quotidiano di un club quale è il Napoli. Un ciak che
De Laurentiis non avrebbe voluto dare perché mai avrebbe immaginato
di vedere la squadra in tali difficoltà di gioco e di tenuta e
perché è strano che un grande comunicatore quale lui è decida di
pretendere il silenzio dai suoi dipendenti. Basta polemiche, fuori e
dentro lo spogliatoio, si pensi solo a lavorare, a giocare. Vecchi e
nuovi azzurri facciano realmente causa comune, senza personalismi.
Basta chiacchiere, ovviamente dopo aver chiarito tutto quanto c’è da
chiarire: ci sarà tanto da parlare da domani. Il chiarimento
Reja-squadra di martedì scorso, a quanto pare, non è stato
sufficiente. A seguire, c’è stata una pesante esternazione
dell’allenatore ai calciatori (mercoledì a Marano in occasione
dell’amichevole contro il Portici) e la successiva, dura reazione di
alcuni calciatori. Da Capri, dove è impegnato per la produzione di
ben otto film che saranno nei cinema entro febbraio, De Laurentiis,
per ora, ha dato indicazioni a Marino e a Reja. Il presidente ha
parlato più volte con Marino ed una volta con Reja. Ha scambiato
idee, ha cercato di approfondire le cause della sconfitta a Bergamo
e quelle che non stanno consentendo alla squadra di esprimersi
all’altezza delle sue possibilità. Il patron, come tutti i tifosi,
si interroga e interroga i responsabili tecnici sulle scelte
tattiche, sul precario momento fisico, soprattutto su cosa fare per
uscire da questo periodo-no. Prima, sfruttando la fortuna e Calaiò,
almeno si vinceva, l’Albinoleffe impietosamente ha messo a nudo i
problemi di un Napoli confuso e stanco: non c’è un modulo, non c’è
un gioco, non c’è un’adeguata preparazione fisica. La squadra sta
pagando i ventidue giorni nell’afa di Hermagor (due allenamenti al
giorno e non si recuperavano le forze di notte: non si dormiva per
il gran caldo) e la preparazione che ha fatto seguito alla doppia
fatica (tempi supplementari) in coppa Italia con Ascoli e Juventus.
Sarà un caso, ma corre, e bene, solo Calaiò che per infortunio saltò
la preparazione in Austria. Dunque, si decida un modulo, si dia un
gioco alla squadra, le si restituisca la necessaria brillantezza. O
Reja cambia il Napoli o sarà la società a dover cambiare Reja.
L’orientamento è di aspettare le gare con Juventus, Parma in Coppa e
Bari. Il destino di Reja in tre notturne in otto giorni. Il silenzio
stampa non ha però negato ad alcuni calciatori di esternare
perplessità e giustificatissimi timori. «Non riusciamo a capire cosa
succede: in campo diamo tutto, ma il Napoli non va. Davvero Reja ha
detto che è avvilito?», dice uno. «Siamo come frastornati: si
cambiano i moduli, si cambiano gli elementi, ma si fa comunque
fatica», ribatte un altro. «Fisicamente? Basta guardarci e si vede
che non siamo tutti al top», viene anche osservato. E c’è chi
richiede: «Perché non si ritorna al 4-4-2?». Le voci di dentro
esprimono tensione, ansia, voglia di reagire, ma non sembrano
esserci la forza e soprattutto le idee che sono annebbiate anche in
calciatori come Montervino, importante nella passata stagione, come
Bucchi, bomber a Modena solo qualche mese fa, come Domizzi che in
azzurro sembra un oggetto misterioso, come De Zerbi che entra ed
esce di squadra, come Bogliacino che è l’emblema del caos tattico. |