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Un
lungo faccia a faccia tra Reja e la squadra. A quanto pare,
sollecitato dagli azzurri: perché il vertice c’è stato ieri e non
lunedì alla ripresa della preparazione; perché nessuno dei tre
collaboratori di Reja era nello stanzone, nemmeno Viviani, l’uomo
con il quale Reja si confronta ogni giorno. Il faccia a faccia, nel
giorno in cui Marino era impegnato con De Laurentiis in Lega, c’è
stato prima dell’allenamento pomeridiano. Reja e la squadra sono
rimasti chiusi nello spogliatoio per un’ora e trenta. Dalle 14.50
alle 16.20. Quando ha avuto inizio il vertice, Viviani, Febbrari e
Facciolo si sono allontanati, raggiungendo il secondo campo di
allenamento. Cosa è accaduto all’interno? Cosa si sono detti i
protagonisti? Qualcuno si è affrettato a sottolineare: «C’è stata la
consueta riunione post-partita: l’allenatore ha parlato con i
calciatori». Non si è discusso solo di Napoli-Crotone, dei pregi
espressi e degli errori commessi, ma anche di altro. Gestione del
gruppo, ultime vicende che hanno coinvolto alcuni azzurri; rapporti
interni; stress ambientale che, secondo Reja, bloccherebbe alcuni
dei nuovi arrivati: ovvio che ai diretti interessati non abbia fatto
piacere leggere che l’allenatore chiede loro di avere più coraggio;
multa a Savini; scelta di parlare uno al giorno con i giornalisti;
atteggiamenti e comportamenti da tenere in campo e fuori. È stato un
confronto lungo, a tratti vivace ed intenso, ma civile e
costruttivo. Un chiarimento dei rapporti per evitare incomprensioni,
un chiarimento opportuno. Reja e la squadra sono usciti dallo
stanzone più compatti. Il confronto il più delle volte giova,
evitando fraintesi. Chi voleva parlare l’ha fatto e il tecnico ha
avuto una risposta per tutti. Un faccia a faccia utile almeno quanto
quello del 1984 - suggerito da Marino a Ferlaino - tra Maradona e
Bagni a Vietri sul mare. Quel Napoli, la domenica successiva, sotto
una pioggia scrosciante, vinse segnando quattro gol all’Udinese al
San Paolo e iniziò a risalire la classifica. Questo Napoli si
appresta a misurarsi con l’Albinoleffe di Mondonico. Il tempo di
scendere in campo e Reja ha consegnato le casacchine, dettando la
probabile formazione che giocherà a Bergamo. Fuori Garics e Dalla
Bona, dentro Montervino e Trotta. Amòdio? Al momento, è fermo per un
affaticamento alla gamba destra. Oggi, test a Marano per il Napoli
contro il Portici. «Il modulo con tre in difesa e con due esterni ci
aiuta - sottolinea Paolo Cannavaro -. Abbiamo un punto di
riferimento in più davanti. Lo stress? Per me non esiste. La gente
ha voglia di bel calcio e vuole il massimo, quindi per noi deve
essere uno stimolo. Se un calciatore accetta Napoli e il Napoli deve
essere consapevole che rischia di finire stressato se non è pronto
per questa piazza. Non dimentichiamo mai che il San Paolo urlò
«grazie lo stesso» quando in coppa Italia, a pochi minuti dalla
fine, stavamo perdendo 2-3 con la Juventus. Napoli ti dà tutto se
vede il massimo impegno. I fischi di sabato? A noi, dal campo, non
ci era parso di aver giocato così male... Sabato, faremo meglio. Ho
chiesto a Pià notizie del fratello che gioca nell’Albinoleffe: mi ha
detto di stare attento perché Joelson è bravo e possente». |