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Lui
in campo, Reja in panchina e il Cagliari promosso dalla B alla A.
Era il 2004. A lui, a Mauro Esposito, nato a Torre del Greco, la
nonna a Portici e la famiglia a Nola, è riuscito quello che tre anni
dopo provano a fare anche gli azzurri. E allora, come andò quell’anno.
Quale fu il segreto del successo? «Fu una stagione eccezionale. Il
segreto? Forse il bel gruppo che si formò quell’anno. Sì, ci aiutò
anche l’aria dello spogliatoio. Lo splendido rapporto che si
instaurò tra noi e tra noi e l’allenatore». Reja allenatore a quale
tribù appartiene. Ai musi lunghi o ai mastini sorridenti?
«Appartiene alla tribù dei buoni allenatori. Sa tenere il gruppo, lo
sa caricare, sa ottenere il massimo senza neppure fartelo pesare.
Insomma, con lui sgobbi ma quasi quasi ti diverti». Beh, tre anni fa
il divertimento vero del Cagliari era soprattutto il suo tridente.
«Sì, bell’attacco quell’attacco». Esonerato Ventura, Reja non cambiò
il disegno. Fu 4-3-3 anche con lui. «Sì. Io a destra, Suazo a
sinistra e Zola al centro, un po’ più indietro. Giocai quaranta
partite, ne saltai due, ma solo perché squalificato. E feci 17 gol».
C’è qualcosa che accomuna quel tridente a quello azzurro d’oggi?
«Poco. Forse la posizione di De Zerbi è simile a quella che aveva
Zola. Il resto è assai diverso: Calaiò e Bucchi sono attaccanti da
area di rigore, io e Suazo, invece, volavamo sulle fasce,
aspettavamo il lancio lungo e avevamo nella velocità l’arma
migliore». E facevate pure tanti gol. «Sì. Ne prendemmo un mucchio,
ma ne facemmo ottanta». Di qui anche lo spettacolo, il divertimento.
A proposito, questa serie B, questa di oggi, permette oppure no il
binomio vittorie-divertimento, che è poi quello che il Napoli ha
promesso? «La vedo complicata. Questa B è difficile. Poche squadre
riescono a coniugare il gioco col successo. Sino ad ora solo un
paio: la Juve, ovviamente, e il Genoa». Il resto della B, invece,
che cos’è? «Soprattutto squadre che non giocano e non permettono
agli altri di giocare. Il Napoli, ad esempio, ha difficoltà al San
Paolo perché chi arriva là si chiude e aspetta il contropiede. E
così per gli azzurri aumentano le difficoltà». Quindi, Napoli senza
speranze? «Per carità, non ho detto questo. E neppure lo penso. Con
quel potenziale che ha in attacco, nessun traguardo è vietato alla
squadra azzurra». Da quanto tempo non vede un match del Napoli? «Ho
visto l’ultima partita, quella di Vicenza. Che peccato aver sprecato
la vittoria. A niente dalla fine il Napoli avrebbe dovuto gestire
meglio la partita e il risultato». Già. Ma detto stretto stretto,
per essere promossa in serie A a una squadra cosa serve? «Stretto
stretto? Servono una buona difesa e due attaccanti da quindici-venti
gol ciascuno». Basta questo? «Basta questo. E il Napoli ha tutte e
due le cose». |