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Segnava, vinceva, divertiva. Tutto con la maglia del Napoli. Andrea
Carnevale, attaccante del primo scudetto della storia del Napoli,
stagione 1986- 87. Maradona, Romano, Bruscolotti. E lui, Andrea
Carnevale. Che con Napoli si capiva, la viveva dentro. Tanto che
oggi confessa: « Vorrei giocare con questo Napoli, con la squadra
di Reja e di De Laurentiis
». Perché oggi Napoli è a un passo dal tornare la capitale del
pallone. Mentre è già, ma in fondo lo è sempre stata, la capitale
dell’entusiasmo.
Carnevale, ha visto che Napoli?
«Davvero un grande momento, e la squadra se lo merita. Il progetto
di De Laurentiis sta pagando, la società ha lavorato con idee
precise e concrete. Il presidente è un grande personaggio, una
persona molto disponibile ma nello stesso tempo con mentalità
vincente. Quello che serviva al Napoli».
E la piazza sta reagendo alla grande?
«La città è entusiasta, lo è sempre stata per il calcio. Ha vis-
suto un passato di grandissimi campioni, a volte magari ha
tantissime aspettative e questo può creare pressioni. Ma in genere
la pressione fa conquistare grandi traguardi. Giocare a Napoli è
una grandissima esperienza, io l’ho fatta e confesso una cosa: oggi
vorrei rifarla, vorrei tornare a giocare con questo Napoli».
Avrebbe dei colleghi che vivono momenti diversi, Bucchi e Calaiò.
«Bucchi non si può discutere, è il capocannoniere della Serie B, un
attaccante che non ha bisogno di dimostrare molto altro. Non direi
che non sta brillando, secondo me ultimamente non è stato messo in
condizione di fare gol. Reja ha scelto un Napoli “operaio”...».
Scelta giusta?
«Avrà avuto i suoi motivi, affidandosi a ragazzi magari con meno
talento ma reduci dalla stagione passata in C1. La scelta del
tecnico, che è un mago della B, ha pagato, ha scalato la classifica
fino al primo posto. In fondo è lui l’unico che conosce alla
perfezione la condizione dei propri giocatori».
Poi ci sarebbe un certo Calaiò.
«Lo tenevo sott’occhio da anni (Carnevale è osservatore dell’Udinese,
ndr). Volevo portarlo all’Udinese, ma ci chiesero troppi soldi. Un
grande giocatore, attaccante moderno, che segna e fa grande
movimento ».
Chi le ricorda?
«Ci rivedo due giocatori. Il primo Giuseppe Signori, con un
sinistro rapidissimo e un continuo muoversi in zona d’attacco. E
poi mi ricorda Bruno Giordano, con grandissime giocate e
l’intelligenza per lavorare con la squadra in partita. Ma è ovvio
che Calaiò deve ancora crescere, per essere come Giordano. Ma glielo
auguro ».
Già dal prossimo anno, magari in A?
«Il Napoli sarà in A il prossimo anno. E io sto facendo un grande
tifo».
Da esperto di mercato chi consiglierebbe?
«Tre nomi, da Napoli: Pinzi, che per me è un potenziale campione;
poi Grella e Giovanni Tedesco. In attacco per me sono a posto, ma a
Napoli vedrei bene Iaquin-ta...». |