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Negli
ultimi 25 anni solo Ottavio Bianchi è rimasto sulla panchina del
Napoli per più tempo di Eddy Reja. Il tecnico bergamasco fu chiamato
da Italo Allodi a guidare gli azzurri. Si rivelò una delle scelte
felici che portarono il Napoli a vincere il primo scudetto della sua
storia.. Siamo nel 1985 quando Bianchi siede per la prima volta in
panchina in campionato: Napoli-Como (2-1) dell’8 settembre. La sua
ultima volta, dopo 3 anni, 9 mesi e 23 giorni: Como-Napoli (0-1) del
25 giugno 1989. Per Bianchi, durante i 1386 giorni alla guida del
Napoli, tante soddisfazioni (uno scudetto e una coppa Italia nel
1987; una coppa Uefa nel 1989), ma anche qualche giorno di grande
amarezza, come quando, il 17 maggio 1987, alla fine della partita,
nello spogliatoio ad Ascoli, nell’ultima giornata del torneo in cui
il Napoli vinse lo scudetto, sentì la squadra intonargli il coretto
«Te ne vai o no». Ferlaino mandò via alcuni dei contestatori,
Bianchi rimase nel Napoli fino al 1989 dopo altri successi per un
totale di 124 vittorie in incontri di campionato. Bianchi ritornò ad
essere l’allenatore del Napoli dopo qualche anno, precisamente nella
stagione 1992-93, subentrando a Claudio Ranieri. Dal 1989 ad oggi,
nessun tecnico ha resistito sulla panchina del Napoli quanto Reja,
chiamato da De Laurentiis e Marino a sostituire Giampiero Ventura. È
il 23 gennaio 2005 quando il trainer nato a Lucinigo di Gorizia fa
il suo esordio sulla panca azzurra. Il Napoli gioca e vince a Padova
contro il Cittadella: 1-3. Da quel 23 gennaio ad oggi, sono 668 i
giorni di Reja alla guida degli azzurri e sono 65 le partite in cui
è stato in panchina. Reja è stato difeso dalla società anche nei
momenti più difficili: quando fu mancato il traguardo dell’immediato
ritorno in B (venne riconfermato), nella passata stagione ed in
questa, in occasione di prestazioni non certo confortanti
soprattutto per il gioco espresso dalla squadra. «L’allenatore che
preferisco? È Reja - ha dichiarato De Laurentiis -. Guida da due
anni il Napoli, lo riportato in B ed ora è primo in classifica. Cosa
chiedergli di più?». |