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«Nessuno
è insostituibile...» , l’ha detto il generale Reja, nella parte
del leone, l’ha sottoscritto il direttore Marino e pure il
presidente De Laurentiis: il tecnico ha carta bianca, sceglie lui
come gli pare e piace, sempre ( ovvio) nel rispetto dei progetti
societari. È finita la tregua, chi sbaglia paga, qui non c’è spazio
per i baronetti inglesi. Chi farà il bravo, lui, meriterà rispetto,
considerazione e magari una maglia da gioco, altrimenti finirà
dietro la lavagna tattica. In primis il bene del Napoli. Il nuovo
corso è iniziato ufficialmente dopo la figuraccia di Bergamo
rimediata bruscamente contro l’Albinoleffe: da allora non si guarda
in faccia nessuno e sarà così sino alla fine della stagione. Bisogna
lavorare, correre e sudare. Fatta la scelta, si tira dritto. Ecco
qual è uno dei segreti del successo del Napoli: regole
militaresche, silenzi-stampa, ritiri e allenamenti, allenamenti e
ritiri quando (e se...) occorreranno, c’è pane per i denti di
tutti, pure di quelli che ce li hanno più aguzzi...
DALLA BONA - Neanche fai in tempo a dirlo e a goderti il primo
posto che c’è un caso Dalla Bona. Il centrocampista ieri, un po’ a
sorpresa, è stato mandato in tribuna da Edy Reja. La spiegazione è
uno spiffero...: a Bari era finito in panchina, nel momento in cui
il tecnico l’ha convocato per entrare sembra che abbia fatto
intendere di non gradire. Un « ammutinamento » ,
un’insubordinazione che avrebbe dato il via al tumulto.
Da lì la punizione. La società ha parlato di «scelta tecnica».
Dalla Bona, come i suoi compagni, non ha avuto il permesso di
proferire parole con chicchessia, si è accomodato in tribuna e a
fine gara, vestito in borghese, ha lasciato in fretta e furia il
San Paolo. È uno degli arrivi d’oro della faraonica campagna
acquisti estiva, forse si sarebbe aspettato un trattamento diverso
essendo arrivato dal Milan, la panchina gli è stata indigesta? E la
tribuna che causerà? Alla ripresa degli allenamenti, domani,
possibile un chiarimento. Il primo posto addolcirà tutto...
CHE TIFO! - La forza dei quarantamila e di un Napoli cinico,
cattivo, affamato, per nulla disposto a lasciare un metro alla
concorrenza. Il tifo caldo dei quarantamila custodi di un primo
posto che mancava da una vita, da troppo, troppo tempo e la grinta
esplosiva di un gruppo di ragazzi che ha ritrovato la sua anima. Il
San Paolo è una specie di cratere di fumo e lapilli, un vulcano
che inghiotte gli ospiti da due anni a questa parte in campionato.
L’anima dei tifosi azzurri bolle nei cori, nei canti, negli applausi
scroscianti e interminabili. Quarantamile anime anche ieri, più di
sedicimila biglietti venduti in pochi giorni di prevendita,
tredicimila sino a venerdì sera, altri tremila staccati sabato
mattina. Tanta è la venerazione verso il Nuovo Napoli Paradiso che
la gente è tornata in pellegrinaggio d’affetto a Fuorigrotta. Fino
a poco tempo fa il San Paolo era un mucchio di spalti ingrigiti,
oggi hanno ripreso colore, vita e passione
MEROLA - È stato commovente il ricordo del grande Mario Merola,
un minuto di silenzio lungo un batticuore, striscioni apparecchiati
sotto le curve, tra i distinti, nelle zone Vip, tutti lì, stretti a
cerchio, orgogliosi che l’Italia e il Mondo potessero vederne tanti
di pensieri immensi e infiniti. Napoli ogni sabato, ogni volta che
il Napoli gioca, farebbe notte. Ama stordirsi e stordirti di amore,
ama andarsene in giro sin dalla mattina coi vessilli al vento, coi
clacson premuti e il cuore che fa boom. |