|
Calaiò e il Napoli, felicissimi e ultracontenti.
Il bomber ha firmato: rinnovo del contratto sino al 2011, due anni
in più, l’ hanno tenuto segreto, tutto è avvenuto di nascosto, che
birbanti. Il patron De Laurentiis l’aveva detto: «Non si muove... »,
nemmeno per tutto l’oro del mondo. Calaiò è del Napoli e non si
tocca, guai a chi ci prova. S
erviti il tuo pasto, cow-boy: quattro gol totali, tre nelle ultime
cinque partite e un matrimonio fresco di rinomina, pranzo completo.
E per festeggiare servirebbero le delizie di mamma Rosaria: un bel
piattone di totani ripieni alla palermitana, una sfilza di
arancini di carne che per lui sono come gli spinaci per Braccio di
ferro, quelli con la mozzarella però..., perchè ne va proprio matto!
Se il calcio è un banchetto non morirà mai di fame a furia di gol e
di scorpacciate in famiglia. E’ il signor Emanuele Calaiò il
buongustaio, per tutti “Manu”, risolve problemi e si lecca pure i
baffi che non ha.
Mamma Rosaria, sempre lei, quando può, in ossequio alle diete certo
(!), lo coccola così, con un bel menu tutto da gustare. Accadde
pure quella volta a Reggio Calabria, Manu giocava nel Toro, entrò,
firmò la sua “prima” in A e pure segnò. A fine partita la bella
famigliola lo aspettò sotto al pullman con la dotazione di serie:
una camicia bianca, i soldi per la scuola guida, un paio di
stivaletti del fratello Umberto e i dolcetti siciliani, quelli non
mancano mai.
CENTRAVANTI - Il ciclone, quando arriva, non t’avverte. Passa,
piglia e porta via, un po’ come al buffet. Ma Calagol è parecchio,
ma parecchio peggio di un tifone. Tre reti spalmate tra la settima
giornata e l’undicesima. Si è arroccato re Bucchi, ci ha pensato il
principe Emanuele: otto punti e la crisi del Napoli è digerita. E’
stato come curare un mal di testa con una decapitazione. Bucchi in
panchina, Calaiò centravanti, e siccome nella vita non può piovere
sempre ecco rispuntare il sole che ribacia la classifica. Fucili a
ripetizione contro archi e frecce, vincono i secondi. I difensori
l’ hanno messo nel mirino, troppo tardi, l’Arciere Calaiò li aveva
già infilzati. Novembre è il suo mese, l’anno scorso ne segnò
quattro di reti, è in perfetta media
CHE BRAVO RAGAZZO - E’ nato nell’82, lo stesso anno di Cassano e
Gilardino e forse è vero che presto avranno lo stesso destino in
Nazionale. E’ nato adulto, dicevano così. Raccontano che al Parma,
un giorno, lo scartarono, si spaventarono: è troppo precoce,
aspettiamo che cresca, dissero! Nella famiglia Calaiò, quattro
figli (tra cui Manu), lui è il solo mancino: «Ha preso dal padre e
dalla nonna, tutta la sua forza è nel lato sinistro » , confessò una
volta Mamma Rosaria. A tre anni, all’asilo, si ruppe il femore
proprio della gamba sinistra, un segno maldestro del destino: gli
franò addosso una compagna cicciottella. Guarì perfettamente e
quel sinistro malandato diventò magico, visto l’esecuzione contro
il Bari? In meno di un anno si è trasformato da cavaliere errante
in principe di cappa e spada. E’ diventato Grande.
LE DOTI - La sua grandezza sta nella contaminazione fra antico e
moderno. E’ uno dei più forti attaccanti della new generation e
conserva margini di miglioramento sconosciuti: anche a lui stesso.
Segna di piede, da vicino e dalla distanza. Segna di testa, di
rapina. E pure di potenza. E’ il centravanti del duemila e in più
ora ha personalità, carattere e capacità di soffrire. Uno così è
destinato a spostare la linea dei valori: «Chi ce l’ha vince... »
, se la rideva così il diggì Marino lunedì sera. Chi ce l’ha parte
in vantaggio. Che ci volete fare: il Napoli è il Napoli, c’ha
Calaiò e voi no. Chi ce l’ha, se lo tiene. Buon appetito, cow-boy! |