Da mesi Antonio
Floro Flores ha sdoppiato il traguardo: salvare l'Arezzo e
prepararsi un futuro importante. La sua carriera è sempre stata
così, una serie di brusche frenate e accelerazioni, sul campo e in
tribunale. Al Napoli, disoccupato dopo il fallimento, poi il gol con
l'Under che gli spalanca le porte della Samp, poi un altro
fallimento col Perugia. Quasi una maledizione. «A un certo punto ho
cominciato a pensare che ero io a portare sfortuna», dice senza
cercare di nascondere l'anima napoletana. In gennaio lo voleva il
Genoa, ma l'accordo non è stato raggiunto: l'Arezzo ha sparato alto
(7 milioni) e l'ha tenuto perché solo Floro Flores poteva salvarlo.
Scelta giusta.
«Il Genoa è una grande squadra, come quelle che mi stano seguendo
(Udinese e Livorno tra le altre, ndr), ma restare è stato utile, mi
ha permesso di fare un po' di esperienza».
Come si vivono da giocatore due fallimenti in pochi mesi?
«Come un inferno, anzi di più. Quello di Napoli mi ha fatto soffrire
di più per evidenti motivi visto che giocavo nella mia città e avevo
visto la situazione degenerare poco per volta. Quello di Perugia è
stato meno traumatico, sono rimasto in ottimi rapporti con Gaucci».
Ha sempre in testa il Napoli.
«Speravo che, fallito il Perugia, mi arrivasse una chiamata di de
Laurentiis. Invece niente. Ma credo molto nel destino: era destino
che finisse così. Ad Arezzo sto bene, qui ho portato mia moglie
Michela e la piccola Aurora, qui tra tre mesi nascerà Ginevra».
Alla Samp ha avuto problemi con Novellino.
«Lui voleva un giocatore che desse garanzie, io ero ancora giovane.
Mi sono sentito un po' preso in giro».
Si dice: a Floro Flores manca la continuità.
«Un difetto che credo di aver superato: avevo bisogno di giocare di
più» .
Quante possibilità di salvezza ha l'Arezzo?
«Il 70 per cento di arrivare ai playout. Vediamo cosa succede col
Modena».