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Capello, consigli al Napoli per la A

Venerdì

25 Maggio 2007

Tifano ognuno per l’al­tro spudoratamente, l’hanno sempre fatto. Perché sono nati nella stessa terra che è il Friuli Venezia Giulia. Per­chè sono stati compagni e fratelli di pallone nella Spal. Perché sono stati coinquilini a Ferrara, dividevano la stessa casetta a cinquemila lire a testa. Perché sono di­ventati amici e lo sono tuttora. Perché sono confidenti. Perché sono due furbacchio­ni, facevano pure tante ma­rachelle a Grado, in riva al mare. Perché sono della stessa pasta e della stessa scorza dura come le pietre di montagna. Edy Reja (da Lu­cinico, Gorizia) disse di Fa­bio Capello (da Pieris): «Noi? Ci capiamo al volo...» .
AMICI - Capello non lo dis­se perché è di poche parole su certe storie ma lo fece ca­pire che Reja è da sempre uno dei pochi amici che ha nel calcio. E oggi è un suo “alleato” nella corsa alla se­rie A. Uno dei personaggi che ruota attorno al suo mon­do, che credono in lui, lo in­citano e stanno aspettando di vederlo trionfare. Noi, nel mondo di Reja, ci siamo vo­luti entrare. L’abbiamo fatto un pochino di nascosto, per vedere e capire chi lo abita, chi ne è parte integrante. Dietro un allenatore che è ad un passo dall’ennesimo suc­cesso di vita e di calcio, chi c’è?
CAPELLO - Madrid-Napoli, Napoli-Madrid, filo-diretto. Si sentono al telefono, si ca­piscono al volo. Si chiamano, si confrontano, si consiglia­no, si confessano, si scam­biano le idee, scrutano le classifiche, parlano di que­sto, di quello e di loro stessi. E a tre giornate dal termine della B (“stagione regolare”, s’intende) don Fabio spinge Reja all’impresa col Napoli, vuole che l’amico riconquisti la “A” e si prenda una bella e sonora rivincita. La dome­nica, o il lunedì, dipende da­gli impegni di entrambi, è difficile che non squilli il cel­lulare:
«Pronto, Fabio?»;
«Pronto, Edy, come va?». E via con i racconti, le storie, le tattiche, gli sfottò, gli ap­puntamenti da segnare per­ché se non sarà la prossima settimana magari nell’altra si troveranno a casa, magari attorno a un tavolo e ad un bel bicchiere di vino. Pro­prio come in passato quando, finito l’allenamento, a tarda sera, si ritrovavano in tratto­ria.
LA MOGLIE - Si chiama Li­via, stanno insieme da una vita, è un’altra figura princi­pale nella Reja-story. Gliela presentò Capello, era la sua migliore amica. Reja si inna­morò di lei ed oggi, a 40 anni di distanza, quell’amore è ancora intatto. Lady Reja l’­ha seguito sempre, l’ha con­vinto a diventare allenatore: a 34 anni Edy aveva smesso di giocare, voleva dedicarsi al commercio, fu la signora Livia a convincerlo ad accet­tare il Molinella, la prima panchina: «Il calcio lo cono­sci, fai quello che sai fare» gli disse. Gli sta accanto nel­le gioie e nei dolori calcistici. Mister Napoli quando può scappa via da lei che è rima­sta nella casa che sorge vici­no a Gorizia, lì si rigenera, stacca il telefono, si gode il suo giardino, la sua terra, le querce, torna alle origini e si ricarica per la ripresa degli allenamenti. E’ così che ri­parte il furlan.
MARINO - Quando invece non può muoversi dall’ere­mo di Castelvolturno, suo ha­bitat naturale nell’avventura napoletana, è Pierpaolo Ma­rino che gli fa da spalla. Di­rigente e amico. Confidente pure lui e consigliere nel senso buono del termine, senza intromissioni ficcana­so. Tra Reja e il suo diretto­re generale c’è un rapporto di stima che va oltre, c’è fi­ducia illimitata, c’è difesa reciproca, c’è sintonia di idee, c’è complicità, tanta, tantissima complicità. Parla­no, pranzano insieme, si con­cedono qualche “gita” fuori­porta, magari ad Avellino dalla mamma del diggì per gustare un primo con i fioc­chi. Anche così si vince nel calcio...
IL SUO VICE - Un posto di ri­guardo gli spetta di diritto. E’ Fabio Viviani detto “Vivi”, il suo vice. Reja l’ha voluto con sé a Napoli l’anno scorso. Ex calciatore, è stato alle di­pendenze del celebre Edy per tanti anni e se potesse lo farebbe giocare ancora oggi! Appena Viviani ha detto ba­sta col calcio Reja gli ha da­to la possibilità di mettersi all’opera, ne aveva intravisto le stimmate. “Vivi” lo segue passo dopo passo. Gli fa da osservatore, da organizzato­re, da figlioccio, da incassa­tore di sfoghi, da guida in campo quando è il caso. Vi­viani è il fido scudiero di Re­ja. E tutti insieme fanno la sua corte dei miracoli.

 Fonte: Corriere dello Sport

  

                

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