Più
scaramantico dei napoletani, a tre partite dalla fine del
campionato, Aurelio De Laurentiis se ne guarda bene dal parlare di
serie A. Ma ci pensa notte e giorno. Sa che un salto di categoria
potrebbe significare una svolta straordinaria in termini economici
per il club che presiede. Verrebbe raddoppiato il valore di
produzione: «Settanta milioni di euro? Ma il mio obiettivo va ben
oltre» , dice. Poi, rivela dietro input del figlio Luigi che sta
curando il sito internet : «Abbiamo lanciato per prova l’e-commerce.
Ebbene in sette giorni sono state vendute 1.100 magliette
ufficiali obbligandoci ad esporre il sold-out, in attesa del nuovo
catalogo. Gli iscritti viaggiano verso i 40mlila ed i contatti si
mantengono sui 20mila al giorno» .
Dica la verità, ha provato delusione per il pari con il Modena?
«Abbastanza. Sabato ero a bordo della Costa Serena appena varata.
Sono rimasto impietrito al rigore mancato da Calaiò. Ed ho
ragionato con l’irrazionalità del tifoso: perché non l’ha tirato
Sosa? O Domizzi? Mi sono detto. Ma poi è giusto che l’abbia
calciato Emanuele. E’ lui lo specialista. Era stato sempre
puntuale. Calaiò resta un mio figlioccio, così come lo sono tutti
e ventiquattro i ragazzi. Si rifarà, vedrete. In serata, poi, il
cuoco napoletano della nave mi ha voluto consolare con uno
splendido ragù».
Cosa si aspetta adesso? Davvero Verona diventa il crocevia del
campionato?
«Non solo Verona. Anche la partita in casa con il Lecce. Adesso
basta, bisogna fare sei punti. Occorre vincere queste due gare e
poi a Genova andiamo a giocarcela. Sono sicuro che i ragazzi
offriranno un’altra prova di orgoglio, come successe a Brescia. Io
non potrò esserci per ragioni di lavoro. Ho sei film in
lavorazione. Ma la guarderò in tv».
Non l’ammetterà mai ma sta sognando la promozione diretta in A,
non è così?
«A me non piace illudere i tifosi. Avevo parlato di promozione in
due anni per evitare delusioni nell’ambiente. Ma voi pensate che
davvero non voglia fare subito il salto di categoria? Hanno tirato
in ballo tante storie, compresa quella che avrei dovuto pagare
ancora la curatela fallimentare, invece, lì è tutto a posto manca
solo la seconda rata legata alla serie B che è in scadenza. E poi:
se non ci fosse stata la Juventus, non saremmo stati già in A noi
e il Genoa? Abbiamo fatto le cose perbene. Poi possono parlare di
Reja e non Reja, De Zerbi e non De Zerbi, Bucchi e non Bucchi. Mi
sono proprio stufato di questi ipercritici. Non va mai bene nulla.
E pensare che solo tre anni fa, neanche le magliette avevamo».
Lunedì sera, Napoli ospiterà dopo 13 anni la partita del cuore
per devolvere il ricavato in beneficenza. Ci saranno Fabio
Cannavaro, Ferrara ed altri campioni contro la nazionale cantanti.
E De Laurentiis?
«Sarò al San Paolo al fianco di Marino, ci mancherebbe. Napoli è
la città simbolo della generosità e risponderà alla grande anche
stavolta. Sembra distratta ma sa essere protagonista nei momenti
giusti. Volevano che giocassi anche io, in compenso gioca mio
figlio Edoardo. Mi piacerebbe però dare il calcio d’avvio alla
partita perché significherebbe la partecipazione totale della
città e della squadra di calcio che la rappresenta. E poi quando
si parla d’amore mi troverete sempre disponibile, vi ho girato
anche un film. In un momento così difficile della vita, l’amore è
il toccasana per tenere tutti uniti».