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«Sì,
bene così, ok, ma non forzare troppo e recupera». Tira le briglie
Edy Reja. Deve tenerlo a freno. Soffocarne la rabbia. Gestirne gli
umori e le energie. Emanuele Calaiò scalpita. Vuole farsi perdonare.
Mettersi alle spalle quel maledetto rigore contro il Modena.
Dimenticare in fretta Narciso, la manfrina dei veronesi, quella
rincorsa lunga e tortuosa e lo scoramento dei 50mila ammutoliti.
Freme il bomber. Smania. E più ripensa a quel tiro dal dischetto,
più gli cresce la voglia di tornare in campo. Gonfiare la rete.
Scoccare la freccia. Trascinare il Napoli in A. Domata la delusione,
ora è il momento del riscatto. Nella sua testa, il match del
Bentegodi, l'ha giocato chissà quante volte. Sabato però è ancora
lontano, e allora, impaziente, si sfoga in allenamento. Ieri, a
Castelvolturno, il siciliano era indomabile. Una scheggia tra i
paletti e gli ostacoli, implacabile sotto porta in partitina.
Scatti, dribbling, guizzi e parabole imprendibili. Gianello la sua
vittima. Nelle sfide a tutta birra cinque contro cinque, il bignami
del centravanti che non perdona. Inafferabile nell'uno contro uno,
preciso e secco nel mirare gli angoli, acrobatico nel palleggio
spalle alla porta con mezza girata sotto la traversa. Coccolato
dalla famiglia, spronato da Marino, tirato su da Reja e compagni,
Calaiò ha ritrovato la serenità perduta. A Verona, non vuole
sbagliare. Quella del Bentegodi è la sua partita. La 200esima da
professionista tra A, B e C (71 gol). La quinta contro un avversario
che in carriera ha già punito con la maglia del Pescara: due
doppiette in quattro sfide, una a gennaio del 2004 (2-1), l'altra
nel ritorno in un pirotecnico 4-3. Il sinistro è armato. Caldo e
fumante. E peccato che rischia di restarci secco ancora quel
poveretto di Ventura, già stecchito con l'altro, e unico, flop dal
dischetto di Super Manu. Altra storia però quella. Così come
l'espulsione rimediata al San Paolo nel match di andata: tackle più
plateale che cattivo e rosso diretto tra la disperazione dei tifosi
e i commenti acidi di chi diceva: «Calaiò? Bel giocatore ma ha i
nervi fragili». E proprio la testa, invece, oggi può rivelarsi la
sua forza. Quel ragazzo emotivo e sensibile, ha ora tanta rabbia in
corpo che è meglio non marcarlo: si rischiano figuracce. L'angoscia
e l'amarezza abbattutasi su di lui nei giorni scorsi, sono solo
cattivi pensieri di un passato dimenticato. Il Calaiò novello è
carico e determinato. E quando un bomber è così, va sfruttato. Ne è
certo Beppe Savoldi, mister due miliardi. Lui, di Super Manu, in due
campionati, ha raccontato 30 gol (12 in B , 18 in C). Ne ha
accompagnato la crescita. Ne ha colto vizi e virtù. E se ora gli
chiedete di Calaiò, lui vi risponderà: «A Verona può essere l'uomo
in più. Quando un centravanti è così carico, non sbaglia. Certo,
viene da un momentaccio. Il girone di ritorno non è stato
all'altezza dell'andata, ma giocando con Sosa si sfianca di più, è
lontano dalla porta e perde lucidità. Io non sono Reja, non faccio
la formazione ma Calaiò non si tocca. E' lui l'asso per la A». Amen. |