Cupi,
saremo banali: ma come si sente, oggi?
«Non esagero, ma mi pare di essere rinato. Un anno da
ammalato, da lungo degente, non passa mai. Tu che corricchi a
bordo campo e i tuoi compagni che preparano la partita; tu che
vai a casa e loro che vivono le tensioni del ritiro. Si sta male
dentro».
Un grazie a chi?
«Devo pretendere la possibilità di ringraziare due persone, che
mi sono state vicine e mi hanno concesso una possibilità più unica
che raro. Comincio da Marino, che ha ignorato le abitudini del
calcio per casi simili: in genere, per un giocatore che sta fermo
per un periodo così lungo, si chiede la rescissione. A me ha
proposto il contratto. E poi grazie a Reja, che mi ha fatto
sentire sempre protagonista, anche se non lo ero».
A se stesso deve qualcosa?
«Ci ho creduto sempre, non ho mai mollato, mi sono sempre
allenato mettendoci tutto quello che avevo. Il Napoli mi ha
premiato oltre i miei meriti, però sento di essere stato
determinato».
Cosa pensa di poter dare a questo Napoli?
«La mia esperienza, perché un po’ ne ho accumulato e
l’inattività non me l’ha fatta dimenticare. E poi la mia voglia di
esserci. Io non vedo l’ora di essere al campo, di risentirmi un
giocatore a tempo pieno».
Sa quel che l’attende?
«Tatticamente, sì. E anche fisicamente, psicologicamente. So
che se giochiamo a tre potrei essere uno dei difensori centrali;
so che se giochiamo a quattro potrei essere l’esterno sinistro. So
che i primi giorni saranno difficili, ma mai come gli ultimi
trecento e passa».
Un’estate al mare: a lavorare.
«Ma questi sono stati gli allenamenti più belli della mia
carriera. Mi hanno restituito una serenità interiore che rischiavo
di perdere. Il primo momento esaltante è stato l’offerta del
contratto da parte del Napoli; il secondo, questi giorni
d’avvicinamento al ritiro».
Come si presenterà in Austria?
«Tirato a lucido e in perfetta forma fisica. Mi sento
benissimo, completamente recuperato. Mi sento motivato come nessun
altro e non potrebbe essere diversamente. Mi sento gratificato da
un’attenzione speciale, perché so bene che non capita a tutti
un’opportunità simile. E allora: non mi resta che uscire dal campo
sudato, sempre; anzi, stremato».
Cosa chiede al destino, ora?
«Di lasciarmi in pace, perché penso di aver dato. E poi di
concedermi la possibilità di ripagare il Napoli: Reja può
chiedermi quel che vuole, farò il matto per accontentarlo e per
ricambiare la stima concessami tanto da lui, quanto da Marino. Il
Napoli ha un jolly su cui contare. E, soprattutto, un uomo
felice».