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L'oro di Juve e Napoli

Lunedì

16 Luglio 2007

L’effetto era già stato stimato: 360 milioni di euro in più per un giro di affari che si attesterà intorno al miliardo e mezzo di euro. E’ l’oro di Juventus e Napoli. Un contributo non secondario lo darà anche il Genoa. Ma è chiaro che si passerà dalla stagione quaresi­male di Calciopoli, a una quasi sfavillante re­surrezione. I conti li aveva fatti la Deloitte quando l’unica promozione certa era quella della Juve. L’arrivo sulla scena del Napoli rende la stima addirittura prudente: il tetto del miliardo e mezzo di ricavi potrebbe esse­re superato. Perché una stagione così l’Italia non la viveva da tempo: tut­te le grandi città in A (con l’unica eccezione del Bolo­gna), quattro derby cioè ot­to partite di grande fascino, pubblico e share televisivi, tutti i club con bacini d’utenza nazionali ai blocchi di partenza. Ora si tratta di vedere come i litigiosi diri­genti del calcio sapranno trasformare i dati positivi in un benessere collettivo. Gli ultimi scontri in Lega non lasciano ampi spazi all’otti­mismo.
Eppure, i presidenti del pallone queste stime sul fat­turato possibile dovrebbero accoglierle con grande entu­siasmo. Il calcio italiano sfruttando questi quattrini e, soprattutto, questo inte­resse può invertire una rot­ta che stava diventando pre­occupante. Il campionato che si è chiuso alla fine del­lo scorso mese di maggio ci aveva trasformato nel vagone di coda del pal­lone europeo. Tutti, per fatturato, erano da­vanti all’Italia, con l’unica eccezione della Francia (un miliardo). Inghilterra (2,2), Spa­gna e Germania (1,39) precedevano quello che un tempo veniva considerato il torneo più bello del mondo. Un miliardo e 140 milioni di ricavi, in fondo una miseria per le nostre tra­dizioni calcistiche. Un preoccupante segnale di crisi. Un declino ulteriormente sottolinea­to dal crollo delle presenze negli stadi. Nel giro di una stagione, il campionato di A ha perduto oltre un milione di spettatori, solo in parte recuperati dagli incrementi registrati in B; una media di appena 18.552 tifosi con­tro i 21.394 dell’anno precedente (già quello un dato non particolarmente esaltante).
Tutto ciò a fronte di una vivacità crescente degli altri tornei europei: 34 mila spettatori in media per la Germania, 31 mila per l’Inghil­terra, intorno ai 28 mila per la Spagna, ven­tunomila per la Francia. La Juventus trasci­na gli ascolti televisivi ma riempie gli stadi nei quattro angoli del Paese (forse più nei quattro angoli che a Torino); Napoli e Genoa in B hanno presentato lo sta­dio quasi sempre pieno. Ciò lascia presagire un incre­mento delle presenze negli stadi. Le percentuali degli ultimi anni, infatti, sconta­vano le assenze della squa­dra di Reja e del San Paolo e dei ragazzi di Gasperini e di Marassi nella versione ros­soblù. Il Napoli è assente dalla A da sei anni; il Genoa da dodici. E’ ipotizzabile sul fronte delle presenze negli stadi non solo il recupero dei livelli del 2005-2006, ma anche la possibilità di un lie­ve incremento sulle medie trainato da partite di gran­de richiamo come gli otto derby (il traguardo dei ven­titremila spettatori non ap­pare irrealistico). Il rilancio dell’interesse popolare grazie al recupero di squadre dotate di grande seguito nazionale, la presen­za di partite di notevole spessore tecnico garantiranno non solo un in­cremento dei ricavi televisivi, ma anche dei proventi derivanti dagli abbonamenti, dal botteghino, dagli sponsor, dal merchandising e da tutte le attività commerciali che si svi­luppano intorno al calcio. Quel miliardo e mezzo di fatturato consentirà al calcio italia­no di tornare al vertice del panorama euro­peo, sempre ad ampia distanza dall’Inghilter­ra (i ricavi della Premier dovrebbero rag­giungere i 2,6 miliardi) ma comunque davan­ti a Spagna, Germania e Francia.

 Fonte: Corriere dello Sport

 

                           

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