Però,
manco un alito di vento: Ganesh è lì, ormeggiata oltre lo sguardo,
e già offuscata dai chiacchiericci del calcio. Inter, Roma,
Milan, Lazio, Fiorentina, Juventus: e il Napoli con loro, contro
di loro, controcorrente, in una sfida ancor’impari ma già
affascinante, come le traversate in mare aperto, sotto un cielo
di stelle. Dieci giorni e sarà di nuovo un mondo di cuoio,
palloni che rotolano all’infinito e Reja ad annusare l’aria:
Napoli, che tempo che fa?
Reja, contento?
«Ci mancherebbe. Riparto da Napoli, dopo aver vinto un campionato
in maniera entusiasmante. L’impresa è fresca, mica va via così
dalla testa!»
Squadra ritoccata con tre giovani stranieri.
«Fughiamo subito le perplessità: sono ragazzi di qualità e,
soprattutto, di personalità. Hanno il sacro furore che serve a
questo Napoli, caratteristica che in serie B ci è servita per
imporci evitando persino i play-off, e che in A aiuterà per
sorprendere».
Risalpa dal 3-5-2?
«C’è una base tecnico-tattica dalla quale non è il caso di
prescindere. Poi ci possono essere le modifiche: il tridente, il
trequartista. Lavoro sugli uomini che ho a disposizione, ma prima
devo verifcarli. Un anno fa il Napoli nacque con un’idea e finì
con un’altra».
Hamsik, Gargano, Lavezzi: poco più di 60 anni in tre.
«Più o meno la mia età, allora. Va bene così, all’esperienza ci
penso io. Spetta a me dire ai ragazzi quello che devono fare e
come devono farlo. Comincerò dall’equilibrio, finirò alla
concretezza: mi pare che alla fine conti il risultato».
Il nuovo Reja ricorda il «vecchio».
«Piace anche a me dare spettacolo, e a Vicenza e a Cagliari credo
di esserci riuscito. Se le condizioni lo permettono. Ci provo
anche qua. Ma prima lasciatemi andare in ritiro».
Nessuno dei rinforzi conosce la serie A.
«Ma tutti e tre sono carichi di tecnica calcistica e di spessore
caratteriale. Vi stupiranno, vedrete».
Solo Hamsik l’ha un po’ intravista.
«Raccontano mirabile di lui. Chi lo paragona a Jugovic, chi lo
accosta a Nedved: ha corsa, calcio pieno e la capacità di
aggredire gli spazi».
Gargano è ancora ufficioso.
«Questione di regolamenti. L’ho studiato bene, era una mezzala ed
è diventato metodista: un percorso che hanno fatto altri
calciatori di qualità. Mi ricorda molto da vicino Pizarro».
E quel Lavezzi, invece, viene annunciato come un profeta.
«Mi ha sorpreso per la semplicità con cui si muove e salta gli
avversari. E’ - per certi versi - accostabile a Zola. Proverò a
utilizzarlo come seconda punta, se mi riesce come terzo di destra
o sinistra».
Il segreto per non sfigurare in serie A?
«Non sfigureremo: società, squadra e staff formano una fusione
magica. De Laurentiis e Marino sono punti di riferimento d’un
gruppo di uomini veri».
Contratto di un anno, dopo tanto baccano.
«Non faccio biennali e non cerco di lucrare. Sono orgoglioso della
considerazione guadagnata come allenatore e come uomo».
Inter, Roma, Milan... come butta il vento, Reja?
«Bene, se si arriviamo primi sul pallone. Tenacia, determinazione
e carattere: non conosco altre filosofie. E non mi diverto se non
vinco».