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Reja: Lavezzi il nostro Zola

Lunedì

09 Luglio 2007

Però, manco un alito di vento: Ganesh è lì, ormeggiata oltre lo sguardo, e già offuscata dai chiac­chiericci del calcio. Inter, Roma, Mi­lan, Lazio, Fiorentina, Juventus: e il Napoli con loro, contro di loro, controcorrente, in una sfida an­cor’impari ma già affascinan­te, come le tra­versate in mare aperto, sotto un cielo di stelle. Dieci giorni e sarà di nuovo un mon­do di cuoio, palloni che rotolano all’infinito e Reja ad annusare l’aria: Napoli, che tempo che fa?

Reja, contento?
«Ci mancherebbe. Riparto da Na­poli, dopo aver vinto un campionato in maniera entusiasmante. L’impre­sa è fresca, mica va via così dalla testa!»

Squadra ritoccata con tre giovani stranieri.
«Fughiamo subito le perplessità: sono ragazzi di qualità e, soprattutto, di personalità. Hanno il sacro furore che serve a questo Napoli, caratteri­stica che in serie B ci è servita per imporci evitando persino i play-off, e che in A aiuterà per sorprendere».

Risalpa dal 3-5-2?
«C’è una base tecnico-tattica dalla quale non è il caso di prescindere. Poi ci possono essere le modifiche: il tri­dente, il trequartista. Lavoro sugli uomini che ho a disposizione, ma pri­ma devo verifcarli. Un anno fa il Na­poli nacque con un’idea e finì con un’altra».

Hamsik, Gargano, Lavezzi: poco più di 60 anni in tre.
«Più o meno la mia età, allora. Va bene co­sì, all’esperienza ci penso io. Spetta a me dire ai ragazzi quello che devono fare e co­me devono farlo. Co­mincerò dall’equilibrio, finirò alla concretezza: mi pare che alla fine conti il risultato».

Il nuovo Reja ricorda il «vecchio».
«Piace anche a me dare spettacolo, e a Vicenza e a Cagliari credo di es­serci riuscito. Se le condizioni lo per­mettono. Ci provo anche qua. Ma pri­ma lasciatemi andare in ritiro».

Nessuno dei rinforzi conosce la se­rie A.
«Ma tutti e tre sono carichi di tecni­ca calcistica e di spessore caratteria­le. Vi stupiranno, vedrete».

Solo Hamsik l’ha un po’ intravista.
«Raccontano mirabile di lui. Chi lo paragona a Jugovic, chi lo accosta a Nedved: ha corsa, calcio pieno e la capacità di aggredire gli spazi».

Gargano è ancora ufficioso.
«Questione di regolamenti. L’ho studiato bene, era una mezzala ed è diventato metodista: un percorso che hanno fatto altri calciatori di qualità. Mi ricorda molto da vicino Pizarro».

E quel Lavezzi, invece, viene an­nunciato come un profeta.
«Mi ha sorpreso per la semplicità con cui si muo­ve e salta gli avversari. E’ - per certi versi - ac­costabile a Zo­la. Proverò a utilizzarlo co­me seconda punta, se mi riesce come terzo di destra o sinistra».

Il segreto per non sfigurare in se­rie A?
«Non sfigureremo: società, squadra e staff formano una fusione magica. De Laurentiis e Marino sono punti di riferimento d’un gruppo di uomini veri».

Contratto di un anno, dopo tanto baccano.
«Non faccio biennali e non cerco di lucrare. Sono orgoglioso della consi­derazione guadagnata come allenato­re e come uomo».

Inter, Roma, Milan... come butta il vento, Reja?
«Bene, se si arriviamo primi sul pallone. Tenacia, determinazione e carattere: non conosco altre filosofie. E non mi diverto se non vinco».

 Fonte: Il corriere dello Sport

 

                           

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