«La parola
Napoli, per me, sa di magico. Se davvero il Napoli dovesse
ingaggiarmi, mi renderebbe l’uomo più felice del mondo. Sarebbe il
sogno che si avvera». Arturo Lupoli inizia così il racconto della
sua storia di uomo e di calciatore. Nasce a Brescia, lontano da
Frattamaggiore, la cittadina che ha dato le origini al papà ed alla
mamma; vive al Nord, a Casalmaggiore, e gioca nelle giovanili del
Parma sino a 16 anni; poi, il Parma sbaglia a non fargli firmare un
contratto e lui va in Inghilterra. Si presentano Arsenal, Tottenham
e Chelsea con i 200.000 euro del parametro Fifa. Lui sceglie l’Arsenal,
va a Londra dove c’è la famiglia Manzi, originaria di Berceto, che
lo accoglie come un figlio. Anche anni prima era stato costretto a
scegliere tra il Parma e la Cremonese. Aveva solo 9 anni, ma già era
un promettente attaccante. Fece un provino con il Parma e con la
Cremonese. Il Parma ebbe la meglio perché rispetto alla Cremonese
mise a disposizione della famiglia Lupoli un pullmino che, ogni
giorno, portava Arturo al campo di allenamento e poi lo
riaccompagnava a casa, a Casalmaggiore, dove si erano trasferiti
papà Adamo, mamma Giovanna ed il fratello Lorenzo. «Il Parma prese
me e Savi: io, dopo nove anni, andai via nonostante fossi arrivato
alle soglie della prima squadra, Savi rimase ed ora gioca nel
Parma», ricorda Lupoli. Ha vissuto sempre lontano da Frattamaggiore
(«Vengo a far visita a zii e cugini due-tre volte ogni anno»), ma è
attratto da Napoli e dal Napoli. «Se De Laurentiis dovesse
ingaggiarmi, realizzerebbe il mio sogno e farebbe impazzire di gioia
zio Franco. Lui è matto per il Napoli. Aveva una macelleria in via
Roma a Frattamaggiore, ora è in pensione, ma ogni volta che mi vede
o che ci sentiamo, mi dice: ”Artù, quando vieni a giocare nel
Napoli?”. L’estate scorsa, quando l’ho incontrato prima di andare
per sette giorni a Ischia e a Capri, gli ho detto che qualcosa
bolliva in pentola. È da luglio del 2006, infatti, che il Napoli è
interessato a me». Oggi, Lupoli va in campo con il Derby County.
Affronta il Wahxam, squadra di C2, in una gara della FA Cup, la
coppa di Lega inglese. «Voglio continuare a segnare tanti gol con il
Derby e, poi, a fine stagione, spero di indossare la maglia che fu
di Maradona e di Careca - dice -. In quel periodo, papà era sugli
spalti del San Paolo. Io non ero ancora nato nel giorno del primo
scudetto. Poi, papà, laureato in legge, trovò lavoro a Casalmaggiore
presso l’ufficio delle imposte. I miei genitori si trasferirono
inizialmente a Brescia dove papà e mamma trovarono alloggio e dove
io nacqui il 24 giugno 1987. Sono originario di Brescia, ho sempre
vissuto al Nord, tra Brescia, Casalmaggiore e Parma, poi sono andato
in Inghilterra, ma cullo un unico sogno: giocare nel Napoli. Un
bresciano che ama il Napoli. A molti potrà sembrare strano, ma è
vero. Sogno di giocare nel Napoli, di abitare a Napoli dopo aver
sposato Letizia, la mia ragazza che studia alla Bocconi di Milano».