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Marcello
Lippi è affascinato dal ragazzo d’Argentina: «Per me è stato una
bella scoperta, ha tanta fantasia e grande velocità, capisco perché
a Napoli è entrato nel cuore di tutti». Sandro Mazzola se n’è
innamorato alla prima di campionato: «Lavezzi è unico», sussurrò. E
quando si trattò di fare un paragone, disse che il Pocho «è uno che
sa inventare il calcio, uno che fa spettacolo, che ti riconcilia con
questo sport. Proprio come Kakà...». Lavezzi non s’è montato la
testa. Non pensa ancora d’essere paragonabile a un grande del
football: quando sente i complimenti ringrazia con modestia, e dice
che gli piacerebbe da morire entrare nel gruppo dei campioni della
pedata d’Italia, anche se avrà molto da lavorare: «Sono qui per
imparare». Domenica si troverà di fronte al pallone d’oro Kakà, e ha
giurato che farà il possibile per giocare meglio di lui. L’avventura
italiana l’ha reso più forte, il confronto con un campionato
durissimo l’ha reso più maturo. Così al ritorno dalle vacanze di
Natale quando s’è presentato davanti alla bilancia del medico
azzurro, ha guardato con un sorriso l’ago, che era addirittura sceso
rispetto alla partenza: ha sconfitto anche la tendenza a ingrassare,
non s’è lasciato andare ai piaceri della tavola, nei giorni di
festa. Lavezzi sa bene che questa stagione sarà determinante per il
suo futuro e l’affronta con puntiglio. Ricaricare le batterie è
stato importante per il ragazzo d’Argentina. Prima della sosta
natalizia era in affanno: contro il Torino ha giocato la sua peggior
partita da quando è in Italia, prima di quella gara, Reja era
costretto a strigliarlo durante gli allenamenti. Adesso, invece, le
cose sono completamente diverse. Lavezzi si allena con vigore, ha
ritrovato smalto e giura che non lo perderà più fino alla chiusura
della stagione. Lavezzi ha definitivamente superato il periodo di
adattamento italiano. Il primo impatto con la città e con il calcio
napoletano, sono stati un po’ difficili. Poi è arrivato
l’affiatamento con i compagni e le cose sono migliorate. Adesso il
giocatore passa il tempo con il gruppo dei sudamericani: con
Zalayeta duetta in campo ma anche fuori. I due sono stati i primi a
inaugurare i «lunedì torinesi»: partenza subito dopo la partita, e
giorno libero trascorso in Piemonte, dove Zalayeta ha amici e
conosce i posti giusti. Al gruppetto talvolta si unisce anche
Gargano. Sembra una banalità, e invece anche una serena vita
extrasportiva aiuta a giocare meglio. Con Zalayeta, Lavezzi ha anche
diviso i giorni difficili delle accuse di essere un cascatore,
partite all’indomani della vittoria sulla Juve: da quel momento
Lavezzi è finito nel libro nero degli arbitri ed è diventato tutto
più difficile. Gli avversari lo atterrano, gli arbitri non gli
credono, il bel gioco va farsi benedire, ma la voglia di primeggiare
no. Oggi Lavezzi, alla vigilia della ripresa del campionato, sembra
un giocatore nuovo. Se dall’altra parte Kakà sa che dovrà prendersi
sulle spalle il Milan campione del Mondo, dal lato azzurro del
pallone Lavezzi sa che Reja si affida ai suoi piedi e alle sue
invenzioni per tentare di uscire indenne da San Siro. L’ultima volta
che Lavezzi ha giocato a Milano, era anche la prima volta che ci
giocava: di fronte c’era l’Inter che trovò solo una maniera per
arginarlo, colpire durissimo alle caviglie, con Samuel chiamato a
dare i colpi peggiori, quelli più dolorosi. Quella partita presentò
il giovane argentino all’Italia del calcio. Lavezzi era già salito
agli onori della cronaca, ma tutti l’aspettavano al varco della
partita contro una grande. Proprio contro l’Inter, il giovane
argentino, conquistò i primi galloni da campione; dimostrò che i sei
milioni investiti per prenderlo a luglio dal San Lorenzo erano
davvero raddoppiati in quattro mesi. E non è finita qui: «Credetemi
- giura il suo amico Gargano - il Lavezzi che io ho visto in
Argentina, voi non l’avete ancora visto. Il Pocho è straordinario». |