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Lavezzi: Sono qui per imparare

Giovedì

10 Gennaio 2008

Marcello Lippi è affascinato dal ragazzo d’Argentina: «Per me è stato una bella scoperta, ha tanta fantasia e grande velocità, capisco perché a Napoli è entrato nel cuore di tutti». Sandro Mazzola se n’è innamorato alla prima di campionato: «Lavezzi è unico», sussurrò. E quando si trattò di fare un paragone, disse che il Pocho «è uno che sa inventare il calcio, uno che fa spettacolo, che ti riconcilia con questo sport. Proprio come Kakà...». Lavezzi non s’è montato la testa. Non pensa ancora d’essere paragonabile a un grande del football: quando sente i complimenti ringrazia con modestia, e dice che gli piacerebbe da morire entrare nel gruppo dei campioni della pedata d’Italia, anche se avrà molto da lavorare: «Sono qui per imparare». Domenica si troverà di fronte al pallone d’oro Kakà, e ha giurato che farà il possibile per giocare meglio di lui. L’avventura italiana l’ha reso più forte, il confronto con un campionato durissimo l’ha reso più maturo. Così al ritorno dalle vacanze di Natale quando s’è presentato davanti alla bilancia del medico azzurro, ha guardato con un sorriso l’ago, che era addirittura sceso rispetto alla partenza: ha sconfitto anche la tendenza a ingrassare, non s’è lasciato andare ai piaceri della tavola, nei giorni di festa. Lavezzi sa bene che questa stagione sarà determinante per il suo futuro e l’affronta con puntiglio. Ricaricare le batterie è stato importante per il ragazzo d’Argentina. Prima della sosta natalizia era in affanno: contro il Torino ha giocato la sua peggior partita da quando è in Italia, prima di quella gara, Reja era costretto a strigliarlo durante gli allenamenti. Adesso, invece, le cose sono completamente diverse. Lavezzi si allena con vigore, ha ritrovato smalto e giura che non lo perderà più fino alla chiusura della stagione. Lavezzi ha definitivamente superato il periodo di adattamento italiano. Il primo impatto con la città e con il calcio napoletano, sono stati un po’ difficili. Poi è arrivato l’affiatamento con i compagni e le cose sono migliorate. Adesso il giocatore passa il tempo con il gruppo dei sudamericani: con Zalayeta duetta in campo ma anche fuori. I due sono stati i primi a inaugurare i «lunedì torinesi»: partenza subito dopo la partita, e giorno libero trascorso in Piemonte, dove Zalayeta ha amici e conosce i posti giusti. Al gruppetto talvolta si unisce anche Gargano. Sembra una banalità, e invece anche una serena vita extrasportiva aiuta a giocare meglio. Con Zalayeta, Lavezzi ha anche diviso i giorni difficili delle accuse di essere un cascatore, partite all’indomani della vittoria sulla Juve: da quel momento Lavezzi è finito nel libro nero degli arbitri ed è diventato tutto più difficile. Gli avversari lo atterrano, gli arbitri non gli credono, il bel gioco va farsi benedire, ma la voglia di primeggiare no. Oggi Lavezzi, alla vigilia della ripresa del campionato, sembra un giocatore nuovo. Se dall’altra parte Kakà sa che dovrà prendersi sulle spalle il Milan campione del Mondo, dal lato azzurro del pallone Lavezzi sa che Reja si affida ai suoi piedi e alle sue invenzioni per tentare di uscire indenne da San Siro. L’ultima volta che Lavezzi ha giocato a Milano, era anche la prima volta che ci giocava: di fronte c’era l’Inter che trovò solo una maniera per arginarlo, colpire durissimo alle caviglie, con Samuel chiamato a dare i colpi peggiori, quelli più dolorosi. Quella partita presentò il giovane argentino all’Italia del calcio. Lavezzi era già salito agli onori della cronaca, ma tutti l’aspettavano al varco della partita contro una grande. Proprio contro l’Inter, il giovane argentino, conquistò i primi galloni da campione; dimostrò che i sei milioni investiti per prenderlo a luglio dal San Lorenzo erano davvero raddoppiati in quattro mesi. E non è finita qui: «Credetemi - giura il suo amico Gargano - il Lavezzi che io ho visto in Argentina, voi non l’avete ancora visto. Il Pocho è straordinario».

Fonte: Il Mattino

 

                         

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