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Cristian
Bucchi, finalmente il Bologna, ci sembra di capire... «Non
vedo l’ora di cominciare, la mia testa è già là».
Mette in piazza concetti forti e pieni di significato. «Non
è voglia, non è neanche desiderio, ecco, parlerei più di chiodo
fisso, l’entusiasmo che ho addosso, anche la rabbia che ho addosso
non si possono misurare. Non voglio dare impressioni sbagliate, ma
ora come ora il mio primo obiettivo è quello di tornare a essere di
nuovo protagonista».
Al di là di quelle che sono state le colpe prima del Napoli e poi
del Siena, ammetterà di averci messo anche qualcosa del suo? «Anch’io
ho le mie colpe, ci mancherebbe, me le prendo e le riconosco, ma
posso assicurarvi che non è stato facile, soprattutto a Napoli».
Quello di Bucchi è uno sfogo in piena regola. «Mi conosco
bene, io ho bisogno di avvertire sempre la fiducia del mio
allenatore, della mia società, della mia gente, quando è stato così,
non ho mai tradito le aspettative. Chiedetelo anche a Fabrizio
(Salvatori, ndr) com’è Bucchi, cosa può fare e può dare Bucchi
quando viene fatto sentire importante per la causa. No, a Napoli non
era così, a volte addirittura mi sono domandato perché mai mi abbia
acquistato pagandomi tutti quei soldi».
Non c’è veleno ma soprattutto tanta amarezza nelle sue frasi.
«Un attaccante non deve e non può essere messo in croce se per
una partita o due non fa gol, ci può stare, non è la fine del mondo,
anche perché se uno ha sempre fatto gol nella sua vita, tornerà a
farli, questo è sicuro. A Napoli Bucchi faceva da tiro a bersaglio e
anche da capro espiatorio, mi chiedo perché, a dire la verità non ho
ancora capito perché...». |