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Edmondo Pinna: SI
Siamo stati i primi, dopo Napoli-Juve, a
sostenere l’innocenza di Marcelo Zalayeta, che il Giudice sportivo
squalificò (con troppa fretta) per due giornate, salvo poi
riabilitarlo. Troppe ombre, allora, sulla decisione di Tosel, che
non stava in piedi. Stavolta, a non stare in piedi, è stato però
l’attaccante del Napoli. Le immagini televisive, prese in esame
dalla Procura federale prima e da Tosel poi, non lasciano zone
oscure. Prima considerazione: Zalayeta rincorre il pallone e, prima
di toccarlo con il piede sinistro, lascia la gamba destra che
striscia a terra (si vede pure il solco). Seconda considerazione:
non c’è un... Legrottaglie che gli trattiene la manica della
maglietta, contribuendo a fargli perdere l’equilibrio, da questo
punto di vista l’azione è... pulita. E poi: il piede sinistro, che
tocca il pallone e affonda a terra, si ferma a qualche centimetro
dalle mani (in particolare la sinistra) di Sereni (si vede il verde
del prato fra le mani e il piede). Le stesse mani restano vicine al
terreno, se Sereni avesse agganciato il piede di Zalayeta, almeno il
braccio sinistro si sarebbe mosso all’insù. Ultima nota: Zalayeta fa
almeno un altro passo prima di cadere, e il movimento delle gambe
non sembra risentire di contatti precedenti (se ce n’è uno, è
infinitesimale). Simulazione o no, Marcelo avrebbe fatto meglio ad
ammetterlo subito. Perché ora i rischi vanno oltre la semplice
squalifica: la cattiva nomea pesa più di due giornate.
Antonio Maglie: NO.
Una giustizia che condanna seguendo la logica dei
saldi bancari non è quasi mai una giustizia giusta. Marcelo Zalayeta
ha rimediato due giornate per il rigore fischiato a suo favore (e
del Napoli) domenica scorsa. La pena rispetto al reato è eccessiva,
frutto una logica bancaria: quel che venne «cancellato» dopo la
partita con la Juventus è stato ora parzialmente «accreditato» e il
saldo finale sono due giornate di squalifica, al netto di due
differenti vicende. E’ auspicabile che nei confronti di Zalayeta non
avvenga quel che molti anni fa accadde con Oliveira al quale una
simulazione costò la non concessione di numerosi (e successivi)
cristallini rigori: anche in quel caso, quel che era stato dato
inizialmente fu tolto dopo. La simulazione è certamente un «reato»
sportivo piuttosto vile: è furbizia allo stato puro, il contrario
esatto della lealtà; è mancanza di cultura sportiva anche se poi
esercizi di furbizia possono essere colti anche nel campionato (e
nella nazione) più ricca di cultura sportiva, cioè la Premier.
Zalayeta sicuramente sbaglia se ritiene che le sue personali fortune
e quelle della squadra dipendono dalla qualità dei suoi tuffi
piuttosto che da quella dei suoi gol. Ma in questo caso, la
simulazione appare veniale, più un riflesso condizionato (un
tocchetto c’è) che la ricerca di un vantaggio. |