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E' giusto punire Zalayeta?

Giovedì

27 Dicembre 2007

Edmondo Pinna: SI

Siamo stati i primi, dopo Napoli-Juve, a sostenere l’innocenza di Marcelo Zalayeta, che il Giudice sportivo squalificò (con troppa fretta) per due giornate, salvo poi riabilitarlo. Troppe ombre, allora, sulla decisione di Tosel, che non stava in piedi. Stavolta, a non stare in piedi, è stato però l’attaccante del Napoli. Le immagini televisive, prese in esame dalla Procura federale prima e da Tosel poi, non lasciano zone oscure. Prima considerazione: Zalayeta rincorre il pallone e, prima di toccarlo con il piede sinistro, lascia la gamba destra che striscia a terra (si vede pure il solco). Seconda considerazione: non c’è un... Legrottaglie che gli trattiene la manica della maglietta, contribuendo a fargli perdere l’equilibrio, da questo punto di vista l’azione è... pulita. E poi: il piede sinistro, che tocca il pallone e affonda a terra, si ferma a qualche centimetro dalle mani (in particolare la sinistra) di Sereni (si vede il verde del prato fra le mani e il piede). Le stesse mani restano vicine al terreno, se Sereni avesse agganciato il piede di Zalayeta, almeno il braccio sinistro si sarebbe mosso all’insù. Ultima nota: Zalayeta fa almeno un altro passo prima di cadere, e il movimento delle gambe non sembra risentire di contatti precedenti (se ce n’è uno, è infinitesimale). Simulazione o no, Marcelo avrebbe fatto meglio ad ammetterlo subito. Perché ora i rischi vanno oltre la semplice squalifica: la cattiva nomea pesa più di due giornate.

 

Antonio Maglie: NO.

Una giustizia che condanna seguendo la logica dei saldi bancari non è quasi mai una giustizia giusta. Marcelo Zalayeta ha rimediato due giornate per il rigore fischiato a suo favore (e del Napoli) domenica scorsa. La pena rispetto al reato è eccessiva, frutto una logica bancaria: quel che venne «cancellato» dopo la partita con la Juventus è stato ora parzialmente «accreditato» e il saldo finale sono due giornate di squalifica, al netto di due differenti vicende. E’ auspicabile che nei confronti di Zalayeta non avvenga quel che molti anni fa accadde con Oliveira al quale una simulazione costò la non concessione di numerosi (e successivi) cristallini rigori: anche in quel caso, quel che era stato dato inizialmente fu tolto dopo. La simulazione è certamente un «reato» sportivo piuttosto vile: è furbizia allo stato puro, il contrario esatto della lealtà; è mancanza di cultura sportiva anche se poi esercizi di furbizia possono essere colti anche nel campionato (e nella nazione) più ricca di cultura sportiva, cioè la Premier. Zalayeta sicuramente sbaglia se ritiene che le sue personali fortune e quelle della squadra dipendono dalla qualità dei suoi tuffi piuttosto che da quella dei suoi gol. Ma in questo caso, la simulazione appare veniale, più un riflesso condizionato (un tocchetto c’è) che la ricerca di un vantaggio.

Fonte: Corriere dello Sport

 

                                

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