Verrà
ricordato come l’anno zero, quello che ha sancito la resurrezione
del Napoli dopo il fallimento nell’estate del 2004 e due
campionati di C1. Per un punto soltanto, la formazione di Reja
non ha concluso il 2006 così come l’aveva iniziato: da primo della
classe. Era al primo posto il 5 gennaio allorchè pareggiò in casa
la gara di recupero con il Grosseto: è secondo oggi ad una
lunghezza da Rimini e Piacenza. Ma sono state più le giornate in
cui gli azzurri hanno guardato tutti dall’alto in basso che
viceversa. Una cavalcata senza precedenti è stato l’anno che sta
per finire.
« Il mio turbo-diesel », ama definire il Napoli Aurelio De
Laurentiis. E l’accostamento sembra quantomai felice. Calaiò e
soci hanno accelerato quando dovevano (tra febbraio e marzo),
rallentato a promozione acquisita (tra aprile e maggio), ripreso
a marciare con sicurezza in B (a novembre), tenuto l’andatura (a
dicembre). Una macchina robusta, ben guidata anche se a volte dà
l’impressione di picchiare in testa. « Un’auto che non ha
ancora sprigionato tutta la sua potenza », dice Pierpaolo
Marino. « Intanto aver saputo mantenere questa costanza di
rendimento, non è cosa da poco”, sottolinea Reja alla
continua ricerca di una sgommata che ancora non riesce.
Il 2006 è stato un anno da ricordare per le cifre che ha saputo
mettere insieme il Napoli. Solo cinque sconfitte in trentasei
gare di campionato: tre in C1 e 2 in B. Ed appena due nelle
restanti sette di Coppa Italia disputate nell’anno solare. Se non
è record di regolarità, poco ci manca. Un excursus impreziosito
da un altro fiore all’occhiello: l’imbattibilità casalinga che
dura dal 31 ottobre 2004, primo torneo di C1, quando in panchina
sedeva ancora Ventura prossimo ospite al San Paolo alla guida del
Verona. Trentasei gare di campionato giocate tutte d’un fiato,
senza mai accusare una crisi evidente se non qualche sbandata
occasionale. Ed è stato proprio tra gennaio e febbraio 2006 che
il Napoli ha dato segnali di cedimento: ben tre sconfitte
esterne (a Massa Carrara, a Sassari e a Castellammare di
Stabia). Da qui, le preoccupazioni di Reja e del suo staff nel
dosare i carichi di lavoro, centellinare gli allenamenti, adottare
tutte le precauzioni del caso. Ma proprio dopo quella sconfitta
con la Juve Stabia (momento più deprimente dell’anno), il Napoli
ha trovato la forza per riemergere e prendere il largo. Sugli
scudi, il gruppo storico dello spogliatoio, da Montervino a
Grava, ed in particolare due elementi: Calaiò che ha realizzato
ben dieci gol da gennaio a maggio e Iezzo che con le sue parate
ha contribuito a preservare vittorie determinanti.
Il momento più esaltante del 2006 è stato nella sfida di Coppa
Italia con la Juve: il 3-3 strappato da Cannavaro nei
supplementari, i rigori decisivi di Trotta, Bucchi, Domizzi,
Montervino e Amodio, l’eliminazione finale dei bianconeri. Anche
in B, il Napoli è stato primo per cinque domeniche, inciampando
solo con Piacenza e Albionoleffe. Ora non resta che salutare con
gioia il 2006 ed augurarsi il bis con l’anno nuovo.