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Napoli, è un anno d'oro

Domenica

31 Dicembre 2006

Verrà ricordato come l’anno zero, quello che ha sancito la resurre­zione del Napoli dopo il fallimento nel­l’estate del 2004 e due campionati di C1. Per un punto soltanto, la formazio­ne di Reja non ha concluso il 2006 così come l’aveva iniziato: da primo della classe. Era al primo posto il 5 gennaio allorchè pareggiò in casa la gara di re­cupero con il Grosseto: è secondo oggi ad una lunghezza da Rimini e Piacen­za. Ma sono state più le giornate in cui gli azzurri hanno guardato tutti dall’al­to in basso che viceversa. Una cavalca­ta senza precedenti è stato l’anno che sta per finire.
« Il mio turbo-diesel », ama definire il Napoli Aurelio De Laurentiis. E l’acco­stamento sembra quantomai felice. Ca­laiò e soci hanno accelerato quando do­vevano (tra febbraio e marzo), rallen­tato a promozione acquisita (tra aprile e maggio), ripreso a marciare con sicu­rezza in B (a novembre), tenuto l’anda­tura (a dicembre). Una macchina ro­busta, ben guidata anche se a volte dà l’impressione di picchiare in testa. « Un’auto che non ha ancora sprigiona­to tutta la sua potenza », dice Pierpao­lo Marino. « Intanto aver saputo mante­nere questa costanza di rendimento, non è cosa da poco”, sottolinea Reja al­la continua ricerca di una sgommata che ancora non riesce.
Il 2006 è stato un anno da ricordare per le cifre che ha saputo mettere in­sieme il Napoli. Solo cinque sconfitte in trentasei gare di campionato: tre in C1 e 2 in B. Ed appena due nelle re­stanti sette di Coppa Italia disputate nell’anno solare. Se non è record di re­golarità, poco ci manca. Un excursus impreziosito da un altro fiore all’oc­chiello: l’imbattibilità casalinga che du­ra dal 31 ottobre 2004, primo torneo di C1, quando in panchina sedeva ancora Ventura prossimo ospite al San Paolo alla guida del Verona. Trentasei gare di campionato giocate tutte d’un fiato, senza mai accusare una crisi evidente se non qualche sbandata occasionale. Ed è stato proprio tra gennaio e feb­braio 2006 che il Napoli ha dato segna­li di cedimento: ben tre sconfitte ester­ne (a Massa Carrara, a Sassari e a Ca­stellammare di Stabia). Da qui, le pre­occupazioni di Reja e del suo staff nel dosare i carichi di lavoro, centellinare gli allenamenti, adottare tutte le pre­cauzioni del caso. Ma proprio dopo quella sconfitta con la Juve Stabia (mo­mento più deprimente dell’anno), il Na­poli ha trovato la forza per riemergere e prendere il largo. Sugli scudi, il grup­po storico dello spogliatoio, da Monter­vino a Grava, ed in particolare due ele­menti: Calaiò che ha realizzato ben die­ci gol da gennaio a maggio e Iezzo che con le sue parate ha contribuito a pre­servare vittorie determinanti.
Il momento più esaltante del 2006 è stato nella sfida di Coppa Italia con la Juve: il 3-3 strappato da Cannavaro nei supplementari, i rigori decisivi di Trot­ta, Bucchi, Domizzi, Montervino e Amodio, l’eliminazione finale dei bian­coneri. Anche in B, il Napoli è stato primo per cinque domeniche, inciam­pando solo con Piacenza e Albionolef­fe. Ora non resta che salutare con gio­ia il 2006 ed augurarsi il bis con l’anno nuovo.

Fonte: Corriere dello Sport

  

   

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