«
Mi assumo io la responsabilità di completare l’organico »
. Marino ha rassicurato De Laurentiis, già a Capri per
trascorrere il Capodanno. Non facile il compito del direttore
generale. Dovrà indovinare almeno due pedine (un esterno sinistro
e un centrocampista di qualità) per non lasciare incompiuta la
sontuosa campagna acquisti dell’estate scorsa. Attualmente il
Napoli è secondo in classifica ma rischia di restare al palo se
non riesce a trovare i correttivi giusti nell’organico. Ma
alcuni precedenti confortano i tifosi del Napoli. Sono proprio
quelli che si ricollegano agli interventi di Pierpaolo Marino
durante i mercati di riparazione. A gennaio di due anni fa, il
manager irpino convinse Calaiò e Pià a scendere in serie C1 e per
poco il Napoli non afferrava la promozione al primo colpo ( la
perse ai play off contro l’Avellino). A gennaio dell’anno
successivo, invece, prelevò Trotta dal Rimini e la squadra colmò
il vuoto sulla fascia destra arrivando finalmente in B.
Interventi mirati, senza svenarsi più di tanto, quanto bastava
per arrivare all’obiettivo.
Per Marino, quindi, il mercato di riparazione è creato apposta per
tamponare qualche falla, non certo per stravolgere l’organico. A
gennaio (oppure quando la campagna acquisti riapriva a
novembre), l’attuale braccio destro di De Laurentiis raramente ha
sbagliato mosse. E’ rimasto memorabile il colpo di mercato che poi
favorì la conquista del primo scudetto della storia del Napoli.
Autunno del 1986. Marino era giovanissimo. Lavorava al fianco di
Italo Allodi. La squadra, allenata all’epoca da Ottavio Bianchi,
aveva bisogno di un uomo d’ordine a centrocampo. Lo sollecitava
persino Maradona, deluso dall’ottavo posto del campionato
precedente. Allodi propose l’argentino Barbas in forza al Lecce,
valutato circa tre miliardi di lire. Marino, invece, di nascosto
suggerì a Ferlaino di prendere Francesco Romano che giocava in B,
nella Triestina e che costava molto meno. Romano, napoletano di
Saviano, geometra di fatto e anche in campo, ricevette l’ok da
Bianchi dopo un provino a Soccavo e da allora il Napoli decollò
verso il primo titolo tricolore della sua storia. Maradona
affermò che lo scudetto era merito di quel riccioluto dalla
faccia d’angelo che lui soprannominò “ la tota”, la mamma.
Negli anni successivi sono arrivati altri giocatori importanti
a gennaio, da Asta a Edmundo, da Pasino a Perovic, ma nessuno è
stato capace di imprimere una svolta decisiva al Napoli come vi
riuscì Ciccio Romano, ora apprezzato procuratore di calciatori.
Oggi i tempi sono cambiati. Difficile centrare l’elemento giusto,
magari sconosciuto e dal costo accessibile. E riesce difficile
accontentare l’esigenza di una tifoseria che preme sempre di più,
vorrebbe un Napoli competitivo per i primi due posti non certo
per i play off e che ha perso ogni briciolo di paziena. Ma Marino
non si lascia condizionare. Ha provato a sondare il terreno per
Parisi, si è informato di Balestri e di Pieri, ha chiesto di
Capuano e ora è sulle tracce di Erminio Rullo, napoletano di
Casoria, ventidue anni, sessantasei presenze in A nel Lecce (un
gol). Non sarebbe una prima scelta ma il dg ci crede. Si tratta
adesso di sistemare Savini. E di afferrare quel centrocampista
di qualità che occorre a Reja per completare il quadro. Dopo,
magari, si potrà pensare anche a un altro attaccante di scorta dal
momento che non mancano le richieste per Pià.