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Il Napoli scopre un nuovo regista: Gatti

Giovedì

21 Dicembre 2006

Per i tempi del calcio non è più un ragazzo. Quindi non può essere più neppure una promessa. Perché il pallone stabilisce che a venticinque anni o si è giocatori «fatti» oppure no. E invece Fabio Gatti, giovanotto azzurro, vive una strana storia: lui che appena maggiorenne aveva già messo il naso in serie A con la maglia del Perugia, lui che è stato stella dell’Under di Gentile ancora è chiamato a dimostrare, a dar conto di sé, di quello che sa fare e che può fare. Fastidiosa condizione, questa, che l’obbliga a non sbagliare mai. A sfruttare ogni minima occasione. E questo ha fatto Fabio Gatti l’altra notte contro il Brescia. Finalmente titolare è stato anche il migliore. Ha governato la squadra dalla sua cabina di regia, ha corso, combattuto, riavviato la manovra e ha dato anche ragione al presidente. «E pensare che l’anno scorso lo avevamo anche ceduto. Pensa te», aveva infatti detto De Laurentiis dopo l’andata con il Parma in coppa. E così, dopo un bel po’ di tempo, Reja s’è accorto anche di Gatti che domani a Modena s’aspetta di ritrovarsi in campo dall’inizio. Sarà così? Sì, sarà così, anche se Fabio Gatti ha imparato ad aspettare. Magari forzando quel suo carattere forte, caparbio, volitivo nascosto dietro quella sua faccia da bambino. Carattere della gente d’Umbria. Viene da Passignano sul Trasimeno, infatti, Gatti. E come calciatore nasce ovviamente nella Passignanese. Ma ci sta poco. Passa presto nelle giovanili del Grifone, dove divide sogni da campione con tre amici che si chiamano Marco Storari, Marco Materazzi e Gennaro Gattuso. A quel tempo era da invidiare il settore giovanile del Perugia. Ragazzi che la politica del club voleva poi presto in prima squadra. Così fu anche per Fabio Gatti, che Cosmi nel Duemila fece esordire in serie A. Quando aveva solo diciott’anni. E proprio Cosmi, in ritiro, in Germania, con sana ironia gli infilò addosso la maglia numero 44. 44 Gatti. Lui un po’ restò perplesso in verità, ma poi condivise la scelta e l’ironia. E quel motivo da Zecchino d’Oro fu il suo tormento quando il Perugia in amichevole giocò proprio a Passignano. Da allora un po’ di tempo è già passato, ma Gatti non s’è fatto corrompere dai brutti «vizi» del pallone. Semplice, schivo, d’una riservatezza che a volte appare anche eccessiva, il regista in cerca di spazio fa vita ritirata. Casa e campo, campo e casa. Per questo se ne sta a Castelvolturno, dividendo amicizia e tempo soprattutto con Savini. Appena può, però, torna a Passignano. Perché la sua storia è scritta là.

Fonte: Il Mattino

 

                  

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