Il
Napoli torna a casa. Dopo l'esilio di Perugia imposto dai botti in
eccesso quando al San Paolo si giocava col Frosinone. Scontata la
pena. Emendata la società azzurra. Ma il timore che certi eccessi
avrebbero potuto indirizzare anche il match col Brescia erano
rimasti. Fortissimi. Quattro bombe carta sono esplose nel corso
del match. Il San Paolo è stato presidiato in forze. Già per tutta
la giornata e la nottata di lunedì s'era provveduto ad un
autentico rastrellamento. I meandri dello stadio più inospitale
d'Italia erano stati scandagliati, perlustrati, attentamente
visitati. Il servizio d'ordine è stato impeccabile.
Trecentocinquanta uomini delle forze dell'ordine a guardia di un
match ad alto rischio endogeno. Perché l'avversario era quasi del
tutto assente. Cioè i supporters del Brescia. Che sono abbastanza
elettrici. Una forza esigua. Una pattuglia sparuta. Quattro gatti:
non più di duecento al seguito della squadra guidata da Somma che
è un tecnico che ha mosso i primi passi in Campania. Sin dalle
prime ore del pomeriggio il cordone di sicurezza era stato attivo
attorno al San Paolo. I varchi d'ingresso simili ai passaggi
obbligati di un campo di concentramento. Balaustre metalliche a
restringere il passaggio. Una gazzella della polizia davanti ad
ogni varco. Poliziotti in borghese a protezione degli steward
all'interno. Insomma scoraggiato ogni tentativo di violazione
degli ingressi. Più facile così controllare gli spettatori.
Verificare la presenza di materiale improprio in buste e zainetti.
Anche con la presenza ringhiante di cani poliziotto. Prevenire è
meglio che reprimere. E' filato liscio l'ingresso degli
spettatori. Hanno aiutato la notturna nelle settimana prenatalizia,
la pioggia e il freddo pungente? Può darsi. E poi c'è da dire che
venticinquemila presenti sugli spalti dello stadio di Napoli
costituiscono un'eccezione. Per difetto abbondante. Certo che
l'impegno delle forze dell'ordine è stato meticoloso. La presenza
dei tutori dell'ordine mai come questa volta è stata determinante
nello scoraggiare ogni azione di teppismo. La dislocazione
discreta nei punti chiave di accesso allo stadio è stato il fiore
all'occhiello del piano predisposto dalla questura. All'interno
dello stadio è stato anche potenziato il servizio di
videosorveglianza. Un piano studiato nei minimi particolari. Una
volta nel cuore dell'evento il gol lampo di Sam Dalla Bona ha
contribuito a fungere da riscaldamento: dei cuori e della
passione. Nella serata del ritorno a casa degli azzurri il gruppo
di tifosi che si definiscono «estranei alla massa» avevano deciso
evidentemente che era ora di fare festa. Forse il messaggio di
pace - diremmo di normalità - era scritto simbolicamente in quel
paracadute lanciato da un razzo e che è atterrato proprio nel
cerchio del centrocampo. Complimenti alla mira del fuochista
lanciatore. Ma quattro botti di potenza notevole sono scoppiati
egualmente. Il primo alle ventuno in punto. Proveniente dalla
curva A. In coincidenza dell'arrivo del nucleo più consistente dei
supporters bresciani che si sono sistemati nell'anello inferiore.
I cori di scherno contro i sostenitori della squadra di Somma si
possono considerare nella normalità dell'anormalità delle
abitudini del tifo italico. Come normale è stato il boato delle
voci azzurre quando l'ineffabile arbitro D'Amato ha negato un
rigore abbastanza evidente agli uomini di Reja. La seconda bomba
carta è esplosa alle ventuno della sera. Alle ventuno e trenta
poco prima del ritorno in campo delle squadre ne è stata lanciata
un'altra. E al gol di Bucchi un altro botto. E poi un altro ancora
indirizzato nel settore ospiti. Chissà se si rendono conto quelli
che dicono di amare il Napoli che così facendo gli rendono più
difficile il cammino verso la promozione. Comunque diciamo che si
è rimasti nella norma delle abitudini dei nostri stadi.