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Il San Paolo diventa stadio sicuro

Mercoledì

20 Dicembre 2006

Il Napoli torna a casa. Dopo l'esilio di Perugia imposto dai botti in eccesso quando al San Paolo si giocava col Frosinone. Scontata la pena. Emendata la società azzurra. Ma il timore che certi eccessi avrebbero potuto indirizzare anche il match col Brescia erano rimasti. Fortissimi. Quattro bombe carta sono esplose nel corso del match. Il San Paolo è stato presidiato in forze. Già per tutta la giornata e la nottata di lunedì s'era provveduto ad un autentico rastrellamento. I meandri dello stadio più inospitale d'Italia erano stati scandagliati, perlustrati, attentamente visitati. Il servizio d'ordine è stato impeccabile. Trecentocinquanta uomini delle forze dell'ordine a guardia di un match ad alto rischio endogeno. Perché l'avversario era quasi del tutto assente. Cioè i supporters del Brescia. Che sono abbastanza elettrici. Una forza esigua. Una pattuglia sparuta. Quattro gatti: non più di duecento al seguito della squadra guidata da Somma che è un tecnico che ha mosso i primi passi in Campania. Sin dalle prime ore del pomeriggio il cordone di sicurezza era stato attivo attorno al San Paolo. I varchi d'ingresso simili ai passaggi obbligati di un campo di concentramento. Balaustre metalliche a restringere il passaggio. Una gazzella della polizia davanti ad ogni varco. Poliziotti in borghese a protezione degli steward all'interno. Insomma scoraggiato ogni tentativo di violazione degli ingressi. Più facile così controllare gli spettatori. Verificare la presenza di materiale improprio in buste e zainetti. Anche con la presenza ringhiante di cani poliziotto. Prevenire è meglio che reprimere. E' filato liscio l'ingresso degli spettatori. Hanno aiutato la notturna nelle settimana prenatalizia, la pioggia e il freddo pungente? Può darsi. E poi c'è da dire che venticinquemila presenti sugli spalti dello stadio di Napoli costituiscono un'eccezione. Per difetto abbondante. Certo che l'impegno delle forze dell'ordine è stato meticoloso. La presenza dei tutori dell'ordine mai come questa volta è stata determinante nello scoraggiare ogni azione di teppismo. La dislocazione discreta nei punti chiave di accesso allo stadio è stato il fiore all'occhiello del piano predisposto dalla questura. All'interno dello stadio è stato anche potenziato il servizio di videosorveglianza. Un piano studiato nei minimi particolari. Una volta nel cuore dell'evento il gol lampo di Sam Dalla Bona ha contribuito a fungere da riscaldamento: dei cuori e della passione. Nella serata del ritorno a casa degli azzurri il gruppo di tifosi che si definiscono «estranei alla massa» avevano deciso evidentemente che era ora di fare festa. Forse il messaggio di pace - diremmo di normalità - era scritto simbolicamente in quel paracadute lanciato da un razzo e che è atterrato proprio nel cerchio del centrocampo. Complimenti alla mira del fuochista lanciatore. Ma quattro botti di potenza notevole sono scoppiati egualmente. Il primo alle ventuno in punto. Proveniente dalla curva A. In coincidenza dell'arrivo del nucleo più consistente dei supporters bresciani che si sono sistemati nell'anello inferiore. I cori di scherno contro i sostenitori della squadra di Somma si possono considerare nella normalità dell'anormalità delle abitudini del tifo italico. Come normale è stato il boato delle voci azzurre quando l'ineffabile arbitro D'Amato ha negato un rigore abbastanza evidente agli uomini di Reja. La seconda bomba carta è esplosa alle ventuno della sera. Alle ventuno e trenta poco prima del ritorno in campo delle squadre ne è stata lanciata un'altra. E al gol di Bucchi un altro botto. E poi un altro ancora indirizzato nel settore ospiti. Chissà se si rendono conto quelli che dicono di amare il Napoli che così facendo gli rendono più difficile il cammino verso la promozione. Comunque diciamo che si è rimasti nella norma delle abitudini dei nostri stadi.

Fonte: Il Mattino

 

                

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