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Classe 1973 (è nato l'8 giugno), Gennaro Iezzo rappresenta in
maniera perfetta la voglia di 'napoletanità'. Due stagioni fa
giocava col Cagliari di Zola e Suazo, aveva strappato i galloni da
titolare all'ellenico Katergiannakis, era titolare inamovibile, ben
voluto dai compagni e dalla tifoseria. E, tanto per non farsi
mancare nulla, aveva buone offerte per passare la frontiera,
c'erano sirene accattivanti che lo chiamavano. Optò invece per la
scelta di vita: il Napoli. Per lui, che è nato (e che vive) a
Castellammare di Stabia, quel gesto aveva più di un significato.
Quando si realizza un sogno, non c'è spazio per altre
argomentazioni. E Gennaro, che è sposato con Lucia, che ha due
bambini, Pasquale e Alessia, che è gestito dalla Unisport e che è
un virtuoso del pianoforte, non vedeva altri stadi amici che il San
Paolo.
Lasciare la A per la terza serie. Per il Napoli cosa vuol dire?.
«Non ho lasciato solo la A, ma ho anche fatto cadere le
possibilità legate a un trasferimento all'estero che mi avrebbero
cambiato la vita, un'esperienza di vita molto forte e stimolante.
Però il richiamo è stato talmente affascinante che non si poteva
rinunciare. Non esiste categoria per il Napoli e non sono parole di
circostanza, l'ho dimostrato aderendo a questo progetto».
Il coraggio di scendere di categoria non è da tutti? «La realtà
partenopea è molto vicina a quella dei club di serie A e B, ma ci si
rapporta sempre alla dimensione della serie C. Al di la che ci si
chiami o meno Napoli, la categoria resta tale, così come il
campionato di competenza. Diciamo che per alcune persone, sensibili
ad un fascino diverso, cioè relativo a una militanza nei campionati
maggiori, risulta difficile prendere decisioni come la mia. Però
rimane il fatto che vanno rispettate tutte le opinioni, sia quelle
di chi, come me, va a giocare in serie C, sia di chi non ha fatto
questo tipo di scelta'
Questo atto d'amore significa che lei ha intenzione di restare a
Napoli per tutta la vita? «Per me restare a Napoli è
scontato, se esistessero dei contratti 'a vita' li firmerei
istantaneamente. La realtà dice che ho un accordo in scadenza nel
2008, e se mi proponessero in qualsiasi momento un prolungamento
direi sì. Moralmente sono legato al Napoli a vita, e vorrei tornare
in serie A con la squadra del mio cuore, quella che rappresenta la
mia città».
Vincere il campionato, il prossimo anno, potrebbe essere più
difficile. Calciopoli fa ipotizzare un torneo cadetto almeno con la
Juventus ai nastri di partenza. Non la preoccupa? «Qualora fosse
vero, e in caso di condanna della Juventus, questo aggiungerà
maggiore fascino alla serie B. Nel caso specifico credo che al San
Paolo si presenterebbero in ottantamila per la sfida con i
bianconeri».
Qual è stato il momento più difficile dal suo arrivo a Napoli?
«Sicuramente la sconfitta di Castellammare di Stabia. Io sono nato
lì, prendere tre gol, battuti e umiliati in quella maniera, è stato
disastroso. Da Castellammare uscimmo ridimensionati. Però quella
pagina nera rappresenta anche il momento più bello. Perdemmo 3 a 1
una partita per noi anonima, e subito dopo andammo in ritiro: servì
per farci fare quadrato, per non fermarci più».
Possiamo dire che dopo l'esperienza di Catania lei era un calciatore
dimenticato?
«Lo possiamo dire. Ho vissuto momenti drammatici. Però lì è emersa
l'energia di un ragazzo che si è costruito da sé, per strada. E da
lì ho trovato la forza per riemergere, per riprendere il mio
posto. Che mi tengo ben stretto».
Napoli si scrollerà mai di dosso l'immagine di Maradona? «Non
penso Resterà sempre idolatrato da tutti. Però le assicuro che il
nuovo corso del presidente De Laurentiis e del dottor Marino ha
fatto in modo che il marchio Napoli si potesse cominciare a reggere
sulle proprie gambe non solo grazie al passato, ma anche col
presente».
Qual è il rapporto con i tifosi? «Entusiasmante ».
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