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Iezzo, Napoli e le ragioni del cuore Venerdì

30 Giugno 2006

Classe 1973 (è nato l'8 giu­gno), Gennaro Iezzo rappresenta in maniera perfetta la voglia di 'napole­tanità'. Due stagioni fa giocava col Ca­gliari di Zola e Suazo, aveva strappato i galloni da titolare all'ellenico Kater­giannakis, era titolare inamovibile, ben voluto dai compagni e dalla tifose­ria. E, tanto per non farsi mancare nul­la, aveva buone offerte per passare la frontiera, c'erano sirene accattivanti che lo chiamavano. Optò invece per la scelta di vita: il Napoli. Per lui, che è nato (e che vive) a Castellammare di Stabia, quel gesto aveva più di un si­gnificato. Quando si realizza un sogno, non c'è spazio per altre argomentazio­ni. E Gennaro, che è sposato con Lucia, che ha due bambini, Pasquale e Ales­sia, che è gestito dalla Unisport e che è un virtuoso del pianoforte, non vede­va altri stadi amici che il San Paolo.
Lasciare la A per la terza serie. Per il Napoli cosa vuol dire?. «Non ho la­sciato solo la A, ma ho anche fatto ca­dere le possibilità legate a un trasferi­mento all'estero che mi avrebbero cambiato la vita, un'esperienza di vita molto forte e stimolante. Però il ri­chiamo è stato talmente affascinante che non si poteva rinunciare. Non esi­ste categoria per il Napoli e non sono parole di circostanza, l'ho dimostrato aderendo a questo progetto».

Il coraggio di scendere di categoria non è da tutti? «La realtà partenopea è molto vicina a quella dei club di serie A e B, ma ci si rapporta sempre alla di­mensione della serie C. Al di la che ci si chiami o meno Napoli, la categoria resta tale, così come il campionato di competenza. Diciamo che per alcune persone, sensibili ad un fascino diver­so, cioè relativo a una militanza nei campionati maggiori, risulta difficile prendere decisioni come la mia. Però rimane il fatto che vanno rispettate tut­te le opinioni, sia quelle di chi, come me, va a giocare in serie C, sia di chi non ha fatto questo tipo di scelta'
Questo atto d'amore significa che lei ha intenzione di restare a Napoli per tutta la vita? «Per me restare a Napoli è scontato, se esistessero dei contratti 'a vita' li firmerei istantaneamente. La realtà dice che ho un accordo in sca­denza nel 2008, e se mi proponessero in qualsiasi momento un prolunga­mento direi sì. Moralmente sono lega­to al Napoli a vita, e vorrei tornare in serie A con la squadra del mio cuore, quella che rappresenta la mia città».

Vincere il campionato, il prossimo anno, potrebbe essere più difficile. Calciopoli fa ipotizzare un torneo ca­detto almeno con la Juventus ai nastri di partenza. Non la preoccupa? «Qua­lora fosse vero, e in caso di condanna della Juventus, questo aggiungerà maggiore fascino alla serie B. Nel ca­so specifico credo che al San Paolo si presenterebbero in ottantamila per la sfida con i bianconeri».

Qual è stato il momento più difficile dal suo arrivo a Napoli? «Sicuramente la sconfitta di Castellammare di Sta­bia. Io sono nato lì, prendere tre gol, battuti e umiliati in quella maniera, è stato disastroso. Da Castellammare uscimmo ridimensionati. Però quella pagina nera rappresenta anche il mo­mento più bello. Perdemmo 3 a 1 una partita per noi anonima, e subito dopo andammo in ritiro: servì per farci fare quadrato, per non fermarci più».

Possiamo dire che dopo l'esperienza di Catania lei era un calciatore dimen­ticato?

«Lo possiamo dire. Ho vissuto momenti drammatici. Però lì è emersa l'energia di un ragazzo che si è co­struito da sé, per strada. E da lì ho tro­vato la forza per riemergere, per ri­prendere il mio posto. Che mi tengo
ben stretto».
Napoli si scrollerà mai di dosso l'im­magine di Maradona? «Non penso Re­sterà sempre idolatrato da tutti. Però le assicuro che il nuovo corso del pre­sidente De Laurentiis e del dottor Ma­rino ha fatto in modo che il marchio Napoli si potesse cominciare a regge­re sulle proprie gambe non solo grazie al passato, ma anche col presente».

Qual è il rapporto con i tifosi? «Entusiasmante ».

Fonte: Corriere dello sport

 

 

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